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VODAFONE

Vodafone Italia fa parte del Gruppo Vodafone, uno dei maggiori gruppi di telecomunicazioni al mondo con oltre 523,5 milioni di clienti di rete mobile e 18,5 milioni di rete fissa. La rete 4G di Vodafone raggiunge il 97,6% della popolazione e i servizi in fibra disponibili in oltre 1.000 città. Recentemente ha lanciato la rete mobile 4.5G a Milano, Torino, Bologna, Firenze, Palermo, e Verona,  e si è aggiudicata la sperimentazione per il 5G per la città metropolitana di Milano. È di Vodafone la prima offerta commerciale in fibra in Italia fino a 1 Gigabit al secondo in 12 comuni italiani, grazie alla partnership con Enel Open Fiber per portare la fibra fino alla casa dei clienti in 250 città. Ha inoltre portato la fibra a 1 Gigabit al secondo nei distretti industriali italiani di Moncalieri (TO), Cologno Monzese (MI), Carpi (MO), Modena, Forlì Ospedaletto (FC), Modugno (BA), Surbo (LE) e Arzano (NA).
Con un’offerta convergente che include connettività 4G e Fibra, servizi cloud e IoT, Vodafone è partner per la digitalizzazione di imprese e PA, per la quale si è aggiudicata una parte dei contratti per i servizi di connettività dati della gara Consip SPC.
 
In Italia ha circa 7.000 dipendenti, di cui 2.500 operano nel mondo dell’assistenza ai clienti in 8 Competence Center su tutto il territorio nazionale. Nel 2014 ha avviato il più vasto programma di Smart Working in Italia, che coinvolge 3.500 dipendenti.

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mercoledì, 20 settembre 2017

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La centralità del dato[co.04]

Il dato sanitario rappresenta uno degli aspetti centrali rispetto al tema complessivo della sanità digitale per quantità, dimensioni, tipologia e strategicità. Ogni anno il Servizio Sanitario Nazionale produce centinaia di migliaia di Terabytes di dati clinici ed amministrativi riferibili a milioni di assistiti/pazienti. Questa quantità di informazioni rappresenta un problema tecnologico (la crescita esponenziale del fabbisogno di storage in sanità), ma soprattutto un enorme problema relativo alla sicurezza: gli attacchi a scopo terroristico così come quelli più prosaicamente correlati ad iniziative malavitose finalizzate all’ottenimento di riscatti in denaro colpiscono molto frequentemente le strutture sanitarie in ogni Paese del mondo.

Ma il dato sanitario (soprattutto quello tipicamente clinico) rappresenta anche un’enorme opportunità a livello scientifico: essere in grado di analizzare enormi quantità di informazioni più o meno strutturate, fornendo elementi di supporto alle decisioni cliniche, significa incrementare considerevolmente le capacità “predittive” di una medicina sempre più orientata alla prevenzione secondaria come strumento di contrasto quotidiano all’insorgere ed all’evolversi di patologie in situazioni sempre più complesse di multimorbilità.

Le tecniche di deep e machine learning applicate alla medicina forniscono agli operatori sanitari un supporto insostituibile, potendo fare in pochi minuti quello che l’uomo – forse – potrebbe riuscire a fare in qualche anno di lettura ininterrotta di centinaia di migliaia di documentazione scientifica. In un sistema sanitario sempre più interconnesso e diffuso fra ospedale e territorio, le piattaforme di clinical collaboration rappresentano la “prossima grande sfida” per l’healthcare information technology: si superano i confini del sistema informativo ospedaliero e/o territoriale, garantendo viste in profondità dei dati (e non già dei “documenti”) dei pazienti che possono essere condivise fra tutti gli attori coinvolti nei processi di diagnosi e cura.

Il tutto nel rispetto della riservatezza del dato sanitario, sensibile per definizione e antonomasia, alla ricerca di un equilibrio fra diritto alla privacy e tutela dell’interesse collettivo superiore in un servizio sanitario sempre più determinato alla responsabilizzazione dei pazienti.

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