L’esoscheletro indego di ultima generazione, utilizzabile con estrema comodità dai pazienti anche in ambiente domestico, è stato presentato a S@lute 2017. La novità presentata ha permesso alla Clinica di Riabilitazione “Istituto Prosperius Tiberino” di essere riconosciuta come primo centro in Italia autorizzato a rilasciare il certificato riabilitativo che permette al paziente di muoversi liberamente al di fuori della clinica e, ovviamente, con una supervisione clinica.

In questa intervista, ne abbiamo parlato con Paolo Milia, Responsabile Neuroriabilitazione dell’Istituto Prosperius Tiberino, e Tiziana Furiosi, protagonista della dimostrazione.

Oggi, nella giornata conclusiva di S@lute2017, sono state premiate le eccellenze candidate al Premio Innova S@lute 2017, il contest lanciato da FPA e Allea con il supporto incondizionato di Teva Italia.
Tra i 112 progetti in gara, 6 idee innovative si sono aggiudicate la vittoria.

Più di 130 relatori, circa 25 momenti di dibattito e confronto in due giorni, migliaia di contatti tra visitatori e utenti streaming, web e social. Anche quest’anno aS@lute2017, il Forum dell’Innovazione per la Salute organizzato da FPA e Allea, che si è svolto ieri e oggi a Roma, i maggiori esperti del settore hanno messo insieme esperienze e conoscenze per raccontare le molteplici sfaccettature dell’innovazione in sanità e proporre una prospettiva nuova del Servizio Sanitario Nazionale in chiave di efficienza e rinnovamento.

Oggi, nella giornata conclusiva, sono state premiate le eccellenze progettuali del panorama salute italiano candidate al Premio Innova S@lute 2017, il contest lanciato da FPA e Allea con il supporto incondizionato di Teva Italia per valorizzare progetti che possono dare risposte concrete a crescenti bisogni di salute. Tra i 112 progetti in gara, 6 idee innovative si sono aggiudicate la vittoria.

Nell’ambito comunicazione con cittadini ed utenti ha vinto premio il “Club degli Innovatori Sanità a km Zero” di Regione del Veneto – Arsenàl.IT; nell’ambito integrazione socio-sanitaria medicina di prossimità e presa in carico degli anziani, dei cronici e delle fasce deboli il progetto “Integrazione socio-sanitaria al servizio dei cittadini” dell’Azienda Sanitaria Locale della Provincia di Taranto; nell’ambito educazione alla salute e al wellbeing (educazione alimentare, fitness, monitoraggio, wearable, ecc.) “MyCyFAPP” di imaginary srl; nell’ambito Innovazione nel campo clinico-sanitario “Bambini liberi” di Fondazione Santobono Pausilipon onlus; nell’ambito amministrativo/gestionale “LogOs® Logistica Ospedaliera Integrata” di Zanardo Servizi Logistici; nell’ambito infrastruttura di comunicazione e collaborazione tra strutture, professionisti e amministrazioni “ADIGest” di THCS – Telemedicine for Health Care Solutions.

“Ormai è chiaro a tutti che il digitale è l’ecosistema in cui il settore della sanità si troverà a operare nel brevissimo futuro. Tutti gli operatori della filiera devono rendersene conto e smettere di pensare all’innovazione tecnologica come a un semplice tassello delle politiche per la salute. La sfida è sfruttare la disruptive innovation per crescere e creare benessere equo e sostenibile per tutti. S@lute 2017, anche quest’anno, è stata della partita, sostenendo chi innova, rischia e cerca nuove strade” commenta Carlo Mochi Sismondi, Presidente di FPA. “Il Premio Innova S@lute ha mostrato come l’innovazione ci sia, ma sia spesso nascosta: per portarla allo scoperto basta dare voce ai soggetti pubblici e privati impegnati sui territori e offrire uno spazio di visibilità a chi si confronta ogni giorno con problemi e relative soluzioni. Il numero maggiore di progetti è stato presentato dalle strutture della sanità pubblica e privata, ma grande è stata anche la partecipazione di startup e piccole e medie imprese innovative”.

Questa terza edizione di S@lute ha voluto dar voce ai molteplici aspetti dell’innovazione, favorendo la condivisione delle informazioni e l’incontro di visioni diverse. Perché l’Italia non è seconda a nessuno su idee e progettualità, anche nel campo della salute. L’elevato numero di richieste di partecipazione al contest Innova Salute – 112 progetti, con un incremento del 10% rispetto all’anno scorso – dimostra quanta sete di cambiamento ci sia. Noi di S@lute 2017 stiamo facendo la nostra parte, ma è necessario il lavoro di tutti, e soprattutto una direzione condivisa” afferma Alessandro Beulcke, Presidente Allea.

Di seguito le informazioni di dettaglio sui vincitori del Premio Innova Salute 2017:

Club degli Innovatori Sanità a km Zero – Regione del Veneto Arsenàl.IT
Vincitore per la categoria comunicazione con cittadini ed utenti
Il “Club degli Innovatori Sanità a km 0”, progetto di Regione Veneto – Arsenàl.IT, è un sistema di co-progettazione dei servizi che coinvolge l’utente finale, nonché il paziente. Il Club si compone di 300 tra operatori e cittadini che, per tramite di focus group, eventi di co-progettazione, workshop, interviste telefoniche, partecipano alla definizione e progettazione dei servizi di assistenza e cura. Questo sistema di interscambio di informazioni permette di formulare servizi a misura di paziente, riducendo i costi di programmazione e realizzazione.

Integrazione socio-sanitaria al servizio dei cittadini – Azienda Sanitaria Locale della Provincia di Taranto
Vincitore per la categoria integrazione socio-sanitaria; medicina di prossimità e presa in carico degli anziani, dei cronici e delle fasce deboli
Integrare e raccogliere le informazioni relative al paziente in un’unica piattaforma IT virtuale e accessibile a tutti. In questo consiste il progetto promosso dall’Azienda Sanitaria Locale della Provincia di Taranto. Il cittadino/paziente, inserendo i propri dati nel sistema IT, può consultare in qualsiasi momento il proprio status presso la struttura sanitaria di riferimento: dall’accoglienza alla presa in carico, fino alla valutazione del caso e chiusura del servizio.

MyCyFAPP – Imaginary srl
Vincitore per la categoria educazione alla salute e al wellbeing
Giocando si impara. È questo il principio ispiratore dell’app MyCyFAPP*. Ideato e concepito non solo per un pubblico di giovanissimi, il gioco si rivolge ai soggetti affetti da fibrosi cistica allo scopo di motivarli e informarli sull’importanza di un’alimentazione e stile di vita sani e compatibili con la malattia di cui sono affetti. Il bambino, trovandosi ad accudire un avatar, impara a curare se stesso in piena autonomia. Il gioco si struttura in più livelli e con difficoltà diverse.

Bambini liberi – Fondazione Santobono Pausilipon onlus
Vincitore per la categoria innovazione nel campo clinico-sanitario
Fondazione Santobono Pausilipon, Azienda Ospedaliera Santobono Pausilipon e CNR con il contributo della Banca d’Italia portano avanti la prima sperimentazione clinica in ambito pediatrico di un sistema che sostituisce il tradizionale “gesso” con un esoscheletro in plastica ABS stampato in 3D. La ricerca è stata promossa al fine di realizzare un progetto assistenziale fortemente innovativo. L’esoscheletro, realizzato in ABS, è prodotto con una stampante 3D sulla base di calcoli strutturali, mediante sistemi di scansione 3D dell’arto fratturato. Il tutore personalizzato è totalmente immergibile in acqua, leggero, aperto e poco ingombrante, igienico e conforme alle esigenze ergonomiche del bambino.

LogOs® Logistica Ospedaliera Integrata – Zanardo Servizi Logistici
Vincitore per la categoria amministrativo/gestionale
LogOs® è un modello di logistica sanitaria integrata, finalizzato al miglioramento continuo dei processi di logistica sanitaria in un’ottica di massima sicurezza per il paziente e di razionalizzazione dei costi globali d’esercizio. Il caso, presentato a S@lute e riferito all’Unità Operativa di Cardiologia dell’Ospedale San Giovanni e Paolo di Venezia, si configura come una soluzione logistica informatizzata per la gestione del farmaco. Il sistema parte dalla prescrizione ed arriva fino alla somministrazione al paziente, avvalendosi di software affidabili e moderni dispositivi tecnologici come armadi robotizzati e carrelli informatizzati.

ADIGest 
– THCS – Telemedicine for Health Care Solutions
Vincitore per la categoria infrastruttura di comunicazione e collaborazione tra strutture, professionisti e amministrazioni
ADIGest è un software per la gestione a distanza del servizio di Assistenza Domiciliare Integrata. Attualmente in uso presso l’ADI della provincia di Brindisi – sono 210 gli operatori tra domiciliari e amministrativi inseriti nel progetto – ADIGest consente per ogni singolo paziente la realizzazione di Piani Individualizzati, la calendarizzazione degli accessi degli operatori, l’erogazione a domicilio di prestazioni e telediagnosi tramite Smartphone, la rendicontazione di accessi e prestazioni per periodo.

È stato siglato e annunciato oggi in occasione di S@lute2017 un accordo tra il Salvator Mundi International Hospital e UPMC (University of Pittsburgh Medical Center) per collaborare alla gestione dell’Ospedale e per realizzare investimenti e sinergie nel settore della sanità privata a beneficio dei pazienti italiani e stranieri con l’obiettivo di accrescere l’attrattività di Roma, ampliando il bacino di utenza all’Europa e al Mediterraneo.

L’accordo, in base al quale UPMC è entrata a far parte della compagine azionaria del Salvator Mundi International Hospital, prevede nei prossimi due anni importanti investimenti per completare i lavori di ristrutturazione dell’Ospedale già da tempo avviati e per sviluppare nuovi reparti e servizi di medicina e chirurgia presso lo stesso Ospedale.

In particolare, verrà realizzato un Centro Oncologico integrato, che sarà collegato con il network dei Cancer Center di UPMC.  Il programma prevede l’avvio di nuove attività e il potenziamento delle attuali, in linea con la professionalità e l’esperienza dei due partner, tra le quali la chirurgia oncologica mini-invasiva, toracica e addominale, la radiologia e l’endoscopia interventistica. L’offerta clinica in area oncologica sarà completata con le terapie immunoncologiche e con l’attivazione del servizio di genomica oncologica, indispensabile per supportare le decisioni terapeutiche con un approccio di medicina personalizzata. Saranno inoltre sviluppati tutti gli aspetti legati alla prevenzione e alla diagnosi precoce delle patologie oncologiche e sarà avviato, tra i primi in Europa, un programma specifico di Medicina Integrativa in Oncologia, coordinato da un team di medici ed esperti e teso a supportare i pazienti e le loro famiglie per aiutarli a gestire i sintomi della malattia e gli effetti collaterali delle terapie.

Intento della partnership tra SMIH e UPMC è inoltre quello di potenziare ed ampliare l’offerta in molte altre specialità, come ad esempio l’ortopedia, l’oculistica e la chirurgia plastica, attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie e di approcci innovativi (quali ad esempio la medicina rigenerativa). Grande attenzione sarà infine posta a quelli che rappresentano oggi i maggiori problemi di salute sociale, con l’avvio di programmi integrati e multidisciplinari per la cura dell’obesità e per la migliore gestione dei problemi legati all’invecchiamento.

L’intesa prevede inoltre la collaborazione nel settore della ricerca e sviluppo, facendo leva sul carattere internazionale dell’Ospedale.

UPMC è presente in Italia con la sua controllata UPMC Italy dal 1997 con la gestione dell’IRCCS ISMETT (Istituto Mediterraneo per i Trapianti e Terapie ad Alta Specializzazione), del Centro di Radioterapia ad Alta Specializzazione UPMC San Pietro FBF di Roma, dell’UPMC Institute for Health di Chianciano Terme.

Le strutture cliniche e di ricerca di UPMC in Italia e del Salvator Mundi International Hospital lavoreranno in sinergia per offrire ai pazienti un ampio raggio di cure, trattamenti innovativi, protocolli avanzati ma anche programmi di esercizio fisico e riabilitativo definiti in base al profilo clinico dello specifico paziente.

Bruno Gridelli, vice presidente esecutivo di UPMC International, ha così commentato il nuovo accordo: “UPMC Hillman Cancer Center è uno dei centri di cura e ricerca più grandi e avanzati degli Stati Uniti. La presenza e il ruolo di UPMC nel Salvator Mundi International Hospital consentiranno ai pazienti che affluiscono a questo eccellente ospedale di avere accesso alle migliori cure del cancro, grazie al lavoro congiunto tra medici, infermieri e personale amministrativo di Roma e Pittsburgh. SMIH diventerà rapidamente uno dei centri privati di cura del cancro più importanti di Roma e dell’Italia”.

Michele Casciani, Amministratore delegato del Salvator Mundi International Hospital, ha espresso grande soddisfazione per l’operazione, che crea i presupposti per lo sviluppo di una sanità privata non più “marginale” e con un ruolo finalmente attivo nel contesto, anche scientifico, internazionale. Una sanità privata basata su solidi programmi di sicurezza clinica e su tecnologie e sistemi sempre all’avanguardia. Casciani ha sottolineato come UPMC sia il partner ideale per tale programma, in considerazione della sua importante esperienza nel settore, che non si limita alle tecnologie e alle eccellenze” cliniche” ma si estende anche ad aspetti più ampi e complessi dell’industria della sanità, come ad esempio al tema dell’integrazione delle aziende sanitarie con le organizzazioni che si occupano delle coperture assicurative, argomento di crescente attualità nel nostro Paese.

L’Ospedale Pediatrico Gaslini di Genova aprirà il “Centro stroke neonatale pediatrico”, il primo centro in Italia per la diagnosi, l’assistenza a neonati e bambini sulla patologia dell’ictus pediatrico. Lo ha annunciato Silvio Del Buono, Direttore Sanitario dell’Ospedale Pediatrico Gaslini, intervenendo a S@lute, il Forum dell’Innovazione per la Salute promosso da FPA e Allea, che si conclude oggi a Roma.

“Siamo orgogliosi di dare una notizia molto importante per la pediatria italiana: nasce il Centro Stroke neonatale pediatrico, una struttura avanzata frutto dell’alleanza tra il Gaslini, che può contare su competenze  multidisciplinari e un’esperienza di oltre 300 bambini già seguiti in tutta Italia, e l’associazione FightTheStroke, che riunisce le famiglie colpite da questa patologia molto invalidante – ha spiegato Silvio Del Buono, nel suo intervento al convegno “Bisogni e prospettive delle reti di presa in carico e cura dei bambini con esiti di patologia: un’alleanza per la qualità e l’efficienza” nella seconda giornata di S@lute -. Il centro partirà con un ambulatorio aperto al pubblico, un’equipe coordinata di professionisti di diverse discipline, una capacità tecnologica avanzata e progetti di ricerca già avviati con i migliori centri di tutto il mondo. Fornirà ai pazienti e alle loro famiglie possibilità di diagnosi e di assistenza qualificata, sia nella fase acuta che in quella cronica,  in un percorso completo dalla prevenzione alla gestione dei gravi reliquati di questa patologia. Realizzerà inoltre attività di ricerca e di formazione rivolta sia ai professionisti che alle famiglie, in un ruolo di ‘Hub & Spoke’ in cui si posizionarsi come punto di riferimento per i centri periferici. Il centro sarà una struttura avanzata di eccellenza, la prima in Italia per la gestione di una malattia che colpisce oggi diverse centinaia di bambini in Italia”.

di Giuseppe Tomassetti, Stefano D’Ambrosio, Dario Di Santo – Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia.

Il servizio sanitario nazionale (SSN) è sottoposto ad un continuo cambiamento in ragione dell’innovazione tecnologica, dell’invecchiamento della popolazione e delle diverse scelte politiche regionali. L’evoluzione più evidente negli ultimi anni ha visto una razionalizzazione della rete ospedaliera con accorpamenti, riconversioni funzionali e dismissioni, che ha portato a una riduzione delle strutture pubbliche e all’incremento delle aziende sanitarie private operanti anche grazie a convenzioni e accreditamento, secondo regole diverse in funzione della Regione di appartenenza.

Il numero di posti letto degli ospedali privati accreditati rappresenta a livello nazionale circa il 20% di quelli disponibili nel SSN, con profonde differenze a livello regionale. Gli ospedali privati accreditati hanno mediamente una dimensione ridotta rispetto alle strutture pubbliche. Circa il 90% delle strutture private ha meno di 150 posti letto, e meno del 5% ne ha più di 300. Le strutture private hanno mediamente periodi di degenza inferiori alle strutture pubbliche nel caso di ricoveri per acuti (5 giorni rispetto a 7), uguali nel caso di riabilitazione (25 giorni), e superiori nei casi di lungodegenti (38 contro 27). Questi aspetti si traducono in differenze nella complessità delle strutture, in genere maggiore per il settore pubblico, e nella gestione delle stesse, legata al tipo predominante di attività svolta (analisi, chirurgia, trattamenti di medio e lungo periodo, etc.).

La sanità fra pubblica e privata, sia pur con incertezze sulla quota di sanità pubblica dedicata alle convenzioni con la privata, vale in Italia attorno ai 140 miliardi di euro, circa 8,8% del PIL. Le spese per l’energia, spesso inglobate con quelle di manutenzione e di gestione degli impianti o del tutto esternalizzate in altre forniture quali la biancheria, possono essere stimate attorno al 5% delle spese totali. Analizzare questo settore è quindi di estrema importanza, collegandosi con le varie iniziative di riorganizzazione della spesa pubblica, cercando ogni sinergia possibile fra gestione dell’energia e gestione della spesa sanitaria, con la CONSIP e le centrali di spesa regionali.

Tra aziende pubbliche e private c’è una forte differenza nella gestione dell’energia e degli impianti. Le problematiche sono le stesse ma gli obiettivi differenti. Nel contesto privato gioca un ruolo fondamentale il fatturato annuo, nel quadro dell’accreditamento al servizio sanitario nazionale per l’ottenimento di un rimborso da parte della Regione, per cui la proprietà è direttamente interessata alla riduzione dei costi investendo risorse proprie o tramite ESCO, ove economicamente conveniente, per il miglioramento delle prestazioni. Nel contesto della sanità pubblica l’attenzione della direzione della struttura è concentrata sulle prestazioni del servizio e sulla sicurezza, pertanto i contratti di fornitura rispondono a schemi impostati e decisi a livello regionale, sui quali è difficile operare a livello locale. Il tema dell’efficienza energetica appare così molto rilevante al momento delle scelte su nuovi edifici o su ristrutturazioni significative, con realizzazioni molto innovative, ma molto meno nella gestione dell’esistente. Risulta dunque importante individuare strategie e modelli che consentano di affrontare il tema della gestione dell’energia in modo più efficace, collegandolo al core business aziendale, piuttosto che vedendolo come un argomento a sé stante.

La sanità ha tutte le caratteristiche di una attività di servizio – nonostante la complessità delle tecnologie impiegate che richiedono un’organizzazione di tipo industriale –, in cui contano l’assistenza sanitaria e l’attenzione al malato e alle cure. Nei contesti ospedalieri sono quindi fondamentali il rispetto dei vincoli normativi (ricambi d’aria, continuità di servizio, ridondanze tecnologiche) e la sicurezza. In questi contesti si lavora h24 e 365 giorni l’anno e non è sempre possibile programmare le attività (e.g. numero di ricoveri o pronto soccorso). Alcuni ospedali, per le loro dimensioni e complessità, possono essere paragonati a delle città con 30.000 abitanti o più, che svolgono attività differenti (studenti universitari, pazienti, professionisti vari). Per raggiungere obiettivi di risparmio energetico è dunque fondamentale il coinvolgimento di tutti i soggetti presenti.

Gli edifici sono per la maggior parte datati, costruiti in epoca in assenza di vincoli normativi stringenti e di attenzione alle tematiche di risparmio energetico. Le strutture ospedaliere, un tempo di carattere monumentale e realizzate per durare a lungo, mal si adattano alla continua evoluzione delle tecnologie e dell’organizzazione, che le rendono rapidamente obsolete (come succede peraltro agli edifici industriali). Secondo le situazioni e le condizioni generali, il sistema sanitario risponde a questa esigenza sia con la chiusura dei vecchi edifici e la realizzazione in periferia di nuove strutture, sia con lavori di ammodernamento dei vecchi complessi, lavori altrettanto costosi e spesso insufficienti, basti pensare ai parcheggi. In molti casi, l’ampliamento delle strutture avvenuto nel corso degli anni, magari partendo da strutture a padiglioni, ha portato inevitabilmente a un uso dell’energia non ottimizzato. Purtroppo è difficile pensare a ristrutturazioni pesanti senza produrre conseguenze importanti sull’utilizzo delle strutture nel corso dei lavori. In questo settore, ancor più che in altri, l’industrializzazione dell’industria delle costruzioni è fondamentale, per poter ridurre i tempi e i costi delle ristrutturazioni e ottenere una maggiore qualità degli interventi.

In termini gestionali, all’interno delle strutture sanitarie possono svolgersi attività molto diverse tra loro, che hanno influenze differenti sui consumi energetici: pronto soccorso, ambulatori e diagnostica, sale operatorie, riabilitazione con palestre e piscine, degenze, camere mortuarie, ricovero e assistenza sanitaria per anziani, polo didattico (università), locali tecnici (e.g. mensa, lavanderia, etc.) e in taluni casi anche residenza per religiosi (e.g. fondazioni ecclesiastiche). Progressivamente l’evoluzione ha portato le strutture sanitarie a concentrarsi nelle attività di cura, esternalizzando fasi e funzioni prima integrate. I primi servizi ad essere esternalizzati sono stati i più semplici come la lavanderia, la preparazione dei cibi, la pulizia degli edifici, il giardinaggio, la sorveglianza, per passare poi alla gestione della biancheria, alla manutenzione delle opere edili, alla manutenzione degli impianti idraulici e elettici, alla gestione delle centrali termiche, alla gestione dei gas tecnici fino alla gestione della sterilizzazione e fornitura degli strumenti chirurgici. L’esternalizzazione risponde ad evidenti necessità di semplificazione gestionale, occorre però evitare che si perdano sia possibilità di sinergie tecniche, quali l’uso del calore recuperato da impianti di cogenerazione, sia le competenze sui processi produttivi, che permettano di seguire lo sviluppo delle tecnologie, di preparare i bandi di gara e di controllare la qualità ed i costi delle prestazioni fornite.

Da questo punto di vista la presenza di un energy manager all’interno delle strutture ospedaliere è fondamentale, al fine di garantire la sicurezza e il comfort degli occupanti riducendo al minimo la spesa energetica e beneficiando delle ricadute non energetiche collegate all’efficienza energetica (e.g. minori costi di manutenzione, maggiore comfort, minore inquinamento, migliore gestione degli spazi, etc.). Nel settore sanitario l’obbligo di nomina si ha quando i consumi annuali superano i 1.000 tep (tonnellate equivalenti di petrolio). Dai dati della FIRE, che gestisce la banca dati degli energy manager in Italia, nel 2016 risultano nel settore sanitario 108 nominati. Il dato più significativo è che circa il 10% di questi soggetti ha un consumo di oltre 10.000 tep/anno (la soglia delle nomine industriali), e il 50% ha oltre 5.000 tep/anno.

La diagnosi energetica, realizzata nel 2015 dai soggetti privati obbligati dal D.lgs. 102/2014 e da realizzare nuovamente nel 2019, rappresenta una opportunità per l’analisi dei consumi energetici delle proprie strutture e la pianificazione di interventi utili alla riduzione degli stessi. Il primo passo è la conoscenza dei consumi energetici della struttura per area e per vettore energetico. A tal proposito sarebbe molto utile installare strumenti di misura o prevedere campagne di misura ad hoc che diano un’attendibilità maggiore rispetto alle stime.

L’ENEA, vista l’importanza che tale settore ricopre a livello nazionale e visto l’interesse da parte dei soggetti direttamente interessati (ESCO, energy manager e aziende sanitarie), ha aperto un tavolo tecnico sulle diagnosi energetiche nel settore, per analizzare le informazioni, costruire indicatori e definire le linee guide per la realizzazione delle prossime diagnosi procedendo a una maggiore standardizzazione, tale da permettere un’analisi semplificata e una corretta comparazione dei dati raccolti.

Il tema degli indicatori energetici da considerare risulta di primario interesse. La scelta dell’indicatore energetico può variare negli anni e nel caso degli ospedali si nota un’evoluzione significativa. Il tipico indicatore usato in passato, i kWh per posto letto, ormai risulta poco significativo considerando l’aumento delle attività in day-hospital e ambulatoriali e la riduzione della permanenza media dei pazienti nelle strutture. Né risulta adeguato l’indicatore tipico degli edifici, il kWh per metro quadrato. Si sta dunque ragionando su altre opzioni, che da un lato considerino un metro quadro equivalente – costruito tenendo conto del diverso uso delle superfici all’interno delle strutture (e.g. sale operatorie, posti letto, diagnostica, aule, etc.) – e dall’altro tengano conto di parametri dinamici (e.g. gradi giorno, prestazioni erogate, etc.).

Per monitorare in modo efficace i consumi energetici, ottimizzare l’uso degli impianti, e conseguire benefici di vario genere (sicurezza, comfort, costi di manutenzione, uso energia, riduzione emissioni, etc.) è caldamente raccomandata l’adozione di sistemi di building automation. In strutture complesse come quelle ospedaliere i vantaggi possono essere notevoli, anche in termini di dati disponibili per accedere a schemi di incentivazione o per costruire contratti a garanzia dei risultati ed accedere a finanziamenti da parte di banche o fondi. Per raccogliere tutti i frutti è comunque importante associare a questi sistemi di automazione responsabili interni competenti, come l’energy manager per la parte energetica, e favorire il dialogo fra le diverse funzioni aziendali. Non solo questo consente di inquadrare l’energia nella gestione del core business, ma permette di creare nel tempo sinergie e ottimizzazioni di spesa. Uno strumento che può rivelarsi molto utile a questo proposito è il sistema di gestione dell’energia (SGE), certificabile in base alla norma ISO 50001. Le esperienze dimostrano che l’adozione di un SGE produce risultati ottimi nel breve e, ancor più, nel medio lungo periodo.

Altro punto nodale è la gestione dei consumi per climatizzazione invernale ed estiva. Anche per lo scarso ricorso a contratti di rendimento energetico (EPC) pensati per una riqualificazione energetica spinta, prevalgono interventi limitati alle centrali termiche, con una riduzione solo parziale dei consumi energetici – quasi mai realmente ottimizzati – e benefici non energetici limitati. Eppure esistono modelli contrattuali che consentirebbero di intervenire in modo molto più efficace sulle strutture, anche con finanziamento integrale tramite terzi e beneficiando di fondi pubblici (fondi regionali, conto termico, European Energy Efficiency Fund, etc.). Purtroppo è difficile riuscire ad ottenere risultati sensibili con contratti generali, come quelli proposti da Consip: è necessario sviluppare competenze adeguate, che consentano di diffondere contratti EPC mirati a una riqualificazione energetica più profonda, che interessi sia l’edificio che gli impianti.

A S@lute 2017 un focus su risparmio ed efficienza energetica nelle Aziende sanitarie.

Foto di Giovanni Cioli rilasciata in cc https://flic.kr/p/czUmWs

Beatrice Lorenzin, Ministro della Salute, invitata ad aprire i lavori della terza edizione di S@lute 2017 (20 settembre) e spiacente di non aver potuto partecipare a causa di improrogabili impegni istituzionali, ha inviato una nota, apprezzando il lavoro fatto dal “più importante” evento italiano dedicato all’innovazione per la salute e cogliendo l’occasione per inviare i più cordiali saluti a tutti gli intervenuti.
Qui la nota.

A S@lute 2017 Dedagroup presenta la propria visione e le proprie competenze e referenze in materia di Sanità e Welfare digitale.
In particolare, Fabio Meloni, CEO di Dedagroup Public Services, parteciperà al Convegno “La centralità del dato”, in programma il 20 settembre alle 15:00, con l’intervento “Dati al centro per le persone”, nell’ambito del quale presenterà due progetti d’innovazione a supporto di INAIL: il progetto MP Advisor, realizzato in collaborazione con IBM; il progetto Khare, realizzato in collaborazione con Microsoft.

Dati e persone al centro
Il progetto MP Advisor ruota attorno all’utilizzo del machine learning per analizzare il grande patrimonio informativo di INAIL con l’obiettivo di gestire con maggiore efficacia e in tempi più rapidi le prestazioni legate alle malattie professionali. Grazie all’analisi dei trend di insorgenza delle malattie professionali il progetto intende supportare la capacità di INAIL di disegnare strategie di prevenzione più efficaci. Un altro degli obiettivi strategici dell’Istituto riguarda la capacità di rispondere tempestivamente alle necessità dell’infortunato, intervenendo con trattamenti riabilitativi personalizzati e di qualità, mirati sia al recupero dell’efficienza funzionale, sia al recupero del gesto lavorativo e dell’attitudine occupazionale. Questo è il tema del progetto Khare (Kinect Hololens Assisted Rehabilitation Experience), realizzato in collaborazione con Microsoft e finalizzato a migliorare l’esperienza riabilitativa degli infortunati e a ottimizzare la capacità di progettazione degli esercizi riabilitativi da parte dei medici INAIL.
Ottimizzare le operations degli enti sanitari
Se, da un lato, la roadmap strategica di evoluzione della Sanità e del Welfare deve senz’altro includere l’evoluzione della relazione tra enti e persone, dall’altro la semplificazione e l’ottimizzazione delle modalità interne – le potremmo definire le operations del Sistema Sanitario Nazionale – rappresenta un altro degli obiettivi da raggiungere.

Dedagroup sta collaborando con INAIL anche in materia di consulenza ICT, con l’obiettivo di aiutare l’Istituto nel rinnovamento del proprio parco applicativo e nell’evoluzione dei processi relativi alla cartella clinica degli assistiti, e a livello locale sta supportando l’Azienda Socio Sanitaria Territoriale (ASST) di Vimercate con una piattaforma integrata per la gestione dei flussi informativi e documentali che afferiscono alle diverse strutture ospedaliere e ambulatoriali della ASST. In materia di gestione documentale dei processi amministrativi, l’azienda collabora inoltre con molteplici strutture sanitarie su tutto il territorio nazionale, includendo ASST, ATS, ULSS, ASL e IFO.

Foto di Julie anne Johnson rilasciata in cc https://flic.kr/p/qQo14k

 

La sanità digitale in Italia non è sicura: i dati dei pazienti sono a rischio privacy, la sicurezza delle cartelle cliniche, l’anagrafe sanitaria di ciascuno di noi, è a rischio di attacchi informatici. E in generale il settore sanitario italiano è quello che più di tutti fa ricorso in Europa al cosiddetto Shadow IT, il software ombra: non è altro che l’uso di software non ufficiale, non standardizzato e spesso non sicuro per conservare, organizzare, gestire e trasmettere documentazione digitale sanitaria, risultati di analisi, immagini diagnostiche. È l’allarme che verrà lanciato ufficialmente al governo e al settore mercoledì e giovedì prossimi a Roma in occasione di S@lute, il Forum dell’Innovazione per la salute i cui lavori saranno aperti dal ministro Beatrice Lorenzin… continua a leggere l’articolo pubblicato su “La Repubblica – Affari&Finanza”, a firma di Stefano Carli.

Per l’occasione, mercoledì 20 a S@lute 2017, verranno presentati i risultati dell’indagine condotta da Netics, a cura di Paolo Paolo Colli Franzone, Responsabile scientifico

Foto di montillon.a rilasciata in cc https://flic.kr/p/qRRofZ

di Patrizia Fortunato.

Il volto della sanità pubblica sta cambiando rapidamente e vede un momento intermedio dove il vecchio e il nuovo sistema culturale si mescolano. Le difficoltà nel percorrere la strada dell’innovazione non sono solo di tipo economico e di investimento; ad arginare il salto definitivo c’è l’insieme dei valori del passato e della storia, oltre il quale serve la condivisione di una visione.

L’azienda ospedaliera universitaria Careggi la chiave di volta per il cambiamento l’ha trovata ispirata dall’evoluzione della sanità e della rete degli ospedali del futuro prossimo: la medicina centrata sul Valore.
Riportiamo il punto di vista di Monica Calamai, Direttore Generale del Careggi. A conferma di una visione che sta elaborando da diversi anni, confrontandosi con soggetti di nazionalità non italiana e grazie a letture recenti di riviste specializzate come critical care, a Lei piace pensare che l’evoluzione dell’ospedale di domani possa vedere la sottolineatura di una medicina di valore di 10 goals fondamentali, che fanno parte di questo cambiamento.

Esaminiamo alcuni di questi obiettivi.

Uno di questi è rappresentato da strutture ospedaliere che saranno sempre più small e maggiormente specializzate. Già questo lo si vede parlando di aziende ospedaliere universitarie, di Policlinici, di ospedali di alta specializzazione. “Questo – puntualizza Calamai – non solo grazie a una tecnologia che ha fatto negli ultimi anni passi da giganti in tempi più contratti andando a modificare allo stesso tempo quella che è la capacità tecnica dei singoli professionisti e costringendo a una rivisitazione di quelli che sono i modelli organizzativi che hanno caratterizzato sino a ora la gestione degli ospedali, ma anche grazie a tutta un’evoluzione che dovrà forse essere ancora più accentuata di prevenzione delle malattie, quindi di un atteggiamento predittivo e preventivo, prima ancora che la patologia o le patologie molteplici insorgano”.

L’obiettivo successivo è rappresentato dagli ospedali che gestiscono il paziente acuto. Si dovrebbe tendere a ridurre il tempo di degenza per il rigore della spesa, ma anche perché l’ospedale è un induttore di patologie, di infezioni ospedaliere. Emerge con chiarezza la necessità di avere una rete clinica.
“Il paziente acuto – continua Calamai – vuol dire che arriva il paziente in acuzia vera, viene gestito e viene dimesso. È chiaro che questo comporta la realizzazione di una rete territoriale in stretta connessione con l’ospedale che oggi ancora è da costruire. Mancano effettivamente quelli che sono dei medical center territoriali che si prendano cura in modo prevalente del paziente dimesso, che siano dei riferimenti effettivi. Meno letti, ma intensivi che siano cioè dei punti tecnologici da attivare con minore o maggiore intensità a seconda della gravità e della severità del paziente che si presenta. Il letto assistito, monitorizzato, tecnologicamente avanzato ha dei costi importanti perché richiede un personale, pronto a spostarsi all’interno di quella che è la rete a seconda delle necessità, con un livello di specializzazione superiore a quella che è la media a garanzia di un’assistenza altamente qualificata. Il percorso assistenziale è qualcosa che va ben oltre la complessità della patologia e richiede gente con un livello di specializzazione che non può essere generalista”.

Tocca fare un salto di qualità e puntare sull’empowerment delle risorse umane. “Quando si parla di ospedali più piccoli, più specializzati, si deve anche pensare a un territorio sempre più diffuso, ma con caratteristiche tecnologiche e di specializzazione diverse da quelle che abbiamo oggi. La robotizzazione, la telemedicina, piuttosto che la tecnologia avanzata, avrà un effetto importante che è quello di ridurre in modo diretto quello che è lo staff, i numeri, il personale si qualifica e si riduce”. Calamai pensa ad alcune esperienze di confronto a livello internazionale, al medical Center della University of California, dove tutta una serie di attività vengono svolte già oggi con i robot, come la distribuzione del vitto e dei farmaci. Su questa partita, per quanto non sia pubblicizzata, c’è un avanzamento imponente e si potrebbe ipotizzare a macchine che assistono e aiutano in questo anche a domicilio.

“Quando parliamo di ospedali – sottolinea il DG – parliamo di ospedali più facili da usare (l’espressione more user-friendly è significativa) non solo perché più piccoli e specializzati con letti che si trasformano in postazioni tecnologiche, assumono caratteristiche ambientali diverse, con centri commerciali e ristoranti interni. Il paziente, appena gli è possibile, e gli accompagnatori devono avere la possibilità di riprendere contatto con un contesto che sia socialmente accettabile e gradevole. Tutto questo diventa possibile perché sempre di più l’innovazione tecnologica – questo è un altro obiettivo da considerare – consente già ora di strutturare una serie di sensori che permettono al singolo soggetto di essere costantemente monitorato, all’interno dell’ospedale e nella domiciliarità. Di qui la possibilità di poter dimettere anche prima, di trasformare l’intera presenza dell’ospedale, ma anche l’intera rete. Inoltre, la telemedicina, intesa come il monitoraggio in remoto di tutta una serie parametri fondamentali rispetto alla patologia che va tenuta sotto controllo, permetterà di ripopolare pezzi di territorio che spesso vengono abbandonati perché non sufficientemente assistiti anche da un punto di vista sanitario”.

La relazione tra i pazienti e i professionisti della Salute, come l’engagement dei parenti più stretti, va strutturata in un sistema assistenziale centrato sul valore. Questo sarà argomento di un incontro durante S@lute 2017, organizzato in collaborazione con l’Azienda Ospedaliera Careggi.
“Credo – continua Calamai – sia un percorso da ben gestire, ma inevitabile, con una serie di vantaggi perché comporta un maggior confort all’interno di strutture che si vanno a qualificare per specialità e per confort alberghiero, una maggiore adattabilità del tutto al singolo paziente, quindi una taglia uguale per tutti varrà sempre meno. La cura personalizzata sarà il mantra e il master che già esiste in alcuni settori, come quello dell’immunologia e dell’oncologia. Qui subentra anche un’educazione del paziente e dei parenti che è già incominciata su alcune patologie”.

Quella che può sembrare una visione avveneristica, al Careggi è realtà, come anche in alcune parti del mondo: in Seoul, nel sud Corea, e per altri aspetti anche negli USA.

“La ridotta ospedalizzazione, quella solo altamente qualificata sarà aiutata da una sempre minore invasività degli interventi sul paziente, grazie alla robotica”. Al Careggi, recentemente, hanno fatto sette trapianti in chirurgia robotica da espianto a cuore fermo. Impensabile solo cinque anni fa. Cosa potrà accadere di ulteriore?

Un altro elemento importante è una rapida mobilizzazione del paziente, a cui probabilmente le macchine aiuteranno. Chiaramente una mobilizzazione rapida, in un percorso gestito con modalità ideali comporta una minore possibilità di riammissione”. Il Careggi interviene tempestivamente sul paziente evitando il ritorno per cause simili dal ricovero iniziale; una delle cose che sa facendo, ma che è anche uno degli indicatori che a livello nazionale viene valutato, è quello di evitare le riammissioni dei pazienti entro i 30 giorni dopo la dimissione, frutto di una gestione più o meno adeguata all’interno del percorso ospedaliero.
La continuità fra ospedale e territorio sarà fondamentale e qui si apre per Calamai una partita lunga “chi è che deve seguire il paziente a domicilio? È sempre l’équipe dell’ospedale che in remoto interviene quando è possibile intervenire a distanza oppure interviene muovendosi e spostandosi sul paziente a domicilio?”.

Ancor molto c’è da fare sulla formalizzazione degli standard nazionali qualitativi, quantitativi, organizzativi, strutturali e tecnologici dell’assistenza sanitaria territoriale, mentre oggi “tutto il mondo si caratterizza per una prospettiva di vita sicuramente allungata e quindi con delle patologie che hanno a che fare con la cronicità e con la cronomobilità dove la gestione, a parte nelle fasi acute, vede la sua collocazione migliore in un contesto territoriale”.
Oggi abbiamo degli standard nazionali relativi solo all’assistenza ospedaliera (Decreto Ministeriale n° 70/2015). “Quel decreto – afferma il DG – accenna alle reti, alla rete ictus, alla rete del 118, alla rete dei grandi traumi, che non sono sufficienti perché poi c’è un margine lasciato interamente a livello regionale, quindi non dà uniformità sul territorio nazionale. Oggi si parla di Casa della salute, ma le case della salute non possono essere gli ex distretti”.
Il Careggi gli standard li ha adottati tutti, è a un livello di riorganizzazione buono anche
rispetto ad altri ospedali italiani. Calamai ci riporta l’esempio del decreto
402 sulle scuole di specializzazione che è andato a modificare completamente il
paradigma per cui si è passati da specializzazioni secondo il numero di posti
letto a specializzazioni su referto. Nel giro di questi quattro anni il Careggi
ha ridotto circa 500 letti, completamente modificato l’approccio assistenziale
di alcune specialità.

Conclude il DG “non può essere che il nostro approccio e la nostra presa in carico del paziente rimanga quello paternalistico del passato dove l’atteggiamento era del buon padre di famiglia. Quello che diventa fondamentale è quello di un cittadino sempre più informato che decide della propria salute e quindi questo comporta che deve essere messo a conoscenza del suo quadro clinico, delle possibilità diagnostiche, delle possibilità terapeutiche. Gli ospedali devono fare forse il salto più grosso di qualità nella presa in carico del paziente che non è carta. Cambia completamente il tipo di cultura e mentalità, cambia il tipo di relazione. Non a caso negli Stati Uniti stanno parlando di medicina di valore, hanno tutto un breeding che riguarda la percezione del paziente dell’ospedale”.

Il livello di costruzione della relazione e del followup del paziente nella fase di post dimissione è importante, tanto nell’ospedale quanto nella gestione territoriale. “Questo – afferma Calamai – è un vulnus grosso che almeno noi in Italia nella sanità continuiamo ad avere e che rappresenta uno di questi punti di cui non possiamo fare a meno, compreso nell’affrontare la discussione sul fine vita e la scelta individuale”.

Vi aspettiamo a S@lute 2017 (20-21 settembre)

Come fare per rispondere tempestivamente alle necessità dell’infortunato intervenendo con trattamenti riabilitativi personalizzati di qualità, mirati non solo al recupero dell’efficienza funzionale ma anche al recupero del gesto lavorativo e dell’attitudine occupazionale?

Dedagroup e Microsoft hanno realizzato per INAIL il progetto KHARE (Kinect Hololens Assisted Rehabilitation Experience) finalizzato a migliorare l’esperienza riabilitativa degli infortunati e a ottimizzare la capacità di progettazione degli esercizi riabilitativi da parte dei medici INAIL.

L’idea base di KHARE: la misurazione della cinetica del movimento

Il sensore Kinect, progettato da Microsoft per Xbox 360 e PC, riconosce il corpo umano grazie al tracking dello scheletro. Partendo dalla tecnologia Microsoft, Dedagroup ha sviluppato KHARE, una piattaforma in grado di effettuare misurazioni della cinetica del corpo umano. Tali misurazioni costituiscono la base sulla quale possono essere composti e catalogati gli esercizi di riabilitazione. L’esecuzione degli esercizi, da parte dei pazienti, misurata sempre tramite Kinect e memorizzata su cloud, crea una base di conoscenza utile ai dottori per verificare l’efficacia delle terapie.

La piattaforma KHARE risponde a un duplice obiettivo: semplificare la definizione degli esercizi riabilitativi da parte dei medici; consentire ai pazienti di eseguire gli esercizi della terapia riabilitativa e ricevere correzioni in tempo reale sulla corretta postura da tenere.

Una sola piattaforma – abilitata dal cloud – che consente al medico e al paziente di interagire collegandosi da qualsiasi rete o dispositivo, migliorando l’efficacia della terapia riabilitativa.
Il progetto prevede, inoltre, due evoluzioni della piattaforma: l’utilizzo della realtà aumentata, grazie a HoloLens, permetterà ai pazienti di interagire con oggetti olografici per consentire un’esperienza riabilitativa più efficace e meno noiosa; l’introduzione di algoritmi di intelligenza artificiale per consentire ai medici di trovare correlazioni tra gruppi di pazienti simili per anagrafica, patologia e percorso di riabilitazione con l’obiettivo di migliorare ulteriormente l’efficacia delle terapie.

Il progetto KHARE, realizzato per INAIL, verrà presentato a S@lute2017, Forum per l’Innovazione della Salute (20-21 settembre).

di Michela Stentella.

Sono 112 le candidature arrivate alla call “Innova S@lute 2017”, aperta dal 22 giugno al 10 agosto scorsi sulla piattaforma on line FORUM PA Challenge. Una risposta entusiasta, se pensiamo che sono stati superati i numeri già alti della prima edizione: 112 soluzioni e progetti di innovazione nel campo della salute contro i 101 dello scorso anno (10% in più), proposti da enti e aziende dislocate in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale (Sud 31%, Centro 30% e Nord Italia 39%).

Ancora una volta si conferma il fatto che l’innovazione c’è, ma spesso è nascosta: per portarla allo scoperto basta dare voce ai soggetti pubblici e privati impegnati sui territori e offrire uno spazio di visibilità a chi si confronta ogni giorno con problemi (finanziari e organizzativi) e relative soluzioni. Il numero maggiore di progetti è stato presentato dalle strutture della sanità pubblica e privata, ma grande è stata anche la partecipazione di startup e piccole e medie imprese innovative. Sei gli ambiti del Premio: comunicazione con i cittadini e gli utenti; integrazione, medicina di prossimità e presa in carico degli anziani, dei cronici e delle fasce deboli; educazione alla salute e al wellbeing; innovazione nel campo clinico-sanitario; amministrativo-gestionale; infrastruttura di comunicazione e collaborazione tra strutture, professionisti e amministrazioni.

In attesa che la giuria di esperti individui i vincitori, ecco qualche progetto che segnaliamo senza giudizio di merito ma semplicemente per dare un’idea della varietà e originalità delle candidature arrivate:

  • Le tecnologie innovative per risparmiare risorse e garantire la qualità dell’assistenza e della cura. Il progetto “Bambini Liberi”dell’ospedale Santobono è la prima sperimentazione clinica in ambito pediatrico di un sistema che sostituisce il tradizionale “gesso” con un esoscheletro in plastica ABS stampato in 3D sulla base di calcoli strutturali mediante sistemi di scansione 3D dell’arto fratturato. Inside the breath, progetto di ricerca e pre-Industrializzazione dell’Università di Bari, vuole sviluppare un sistema diagnostico “smart”, che consenta di individuare la presenza di una determinata patologia attraverso un semplice soffio all’interno di un’apparecchiatura simile a uno spirometro. Mai più esami invasivi a tappeto, quindi, per individuare le patologie più diffuse.
  • Le tecnologie ludiche nei percorsi si invecchiamento attivo e riabilitativo. Il progetto REHABILITY utilizza una suite di serious games per la (tele-)riabilitazione fisica e cognitiva di pazienti neurologici ed è già utilizzato in diversi paesi in Europa e nel SE Asiatico; il progetto “Nonsi finisce mai di giocare” utilizza videogames interattivi (in genere sportivi) con la console WII per realizzare un trattamento di riabilitazione innovativo a cura di un’equipe multidisciplinare di fisioterapisti, medici ed educatori.
  • Progetti nati per facilitare la comunicazione medico-paziente, il sostegno ai malati, l’umanizzazione della cura, la trasparenza delle informazioni. Ecco il progetto Arteper la pratica medica e la cura che utilizza l’arte per migliorare le competenze utili alle professioni mediche e di cura collegate a capacità di osservazione, comunicazione ed empatia; “ Infotumori”, il portale che fornisce informazioni affidabili e scientificamente attendibili circa la prevenzione, le cause, la diffusione, i sintomi, la diagnosi e l’offerta terapeutico-assistenziale messa a disposizione dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige, dalla prevenzione fino al percorso di follow-up di ogni patologia oncologica; il progetto “ Sanitàdigitale: istruzioni per l’uso”, che prevede corsi per superare il digital divide (prenotazioni online di esami e visite, gestione delle analisi di laboratorio, download di esiti e referti, pagamento online delle prestazioni, utilizzo di telemedicina, uso di WhatsApp, Skype e posta elettronica nel rapporto medico – paziente); Sm@rtRecall, un’unica piattaforma multicanale, che semplifica la relazione tra Asl e cittadini che devono prenotare/disdire/posticipare/pagare prestazioni sanitarie, nonché il lavoro degli addetti alla formazione di squadre di emergenza o comunque di gestione del processo di pronta disponibilità del personale medico-infermieristico; Disamorex, che attraverso la simulazione di una vera scatola di medicine, composta da bustine e foglietto informativo, ha lo scopo di sollecitare la consapevolezza delle donne sulle situazioni di rischio e si propone come un “salvavita” per le donne vittime di una qualche forma di violenza.
  • App per la condivisione di dati e di informazioni e per la creazione di reti, con l’obiettivo di ottimizzare i percorsi di cura e garantire risparmi ed efficienza nella risposta al paziente. Ecco Sanità kmzero che utilizza l’architettura del Fascicolo Sanitario Elettronico regionale e la ricetta dematerializzata e permette di ricevere le prescrizioni farmaceutiche in formato digitale direttamente sul proprio smartphone; Carepy, che gestisce farmaci e terapie domiciliari attraverso un’applicazione per smartphone e tablet – connessa a un database di oltre 1.000.000 tra medicinali, parafarmaci e prodotti medicali, disponibile sui principali marketplace digitali – destinata ai pazienti e ai loro familiari; CLINICFOLDER, app multilingue per il monitoraggio sanitario dell’assistito ovunque si trovi che aiuta nella scelta della terapia e percorso assistenziale; ADI24, che nasce per essere di supporto agli operatori sanitari che operano per conto di strutture sanitarie pubbliche e private nell’erogazione di prestazioni a domicilio; ClickCare, che consente al cittadino di conoscere l’offerta dell’azienda sanitaria, utilizzando il proprio cellulare o altri device tecnologici, identificandosi (per genere, età, problematica) per utilizzare i servizi offerti.
  • Progetti di educazione alla salute. QwertAPP, per la promozione di corretti stili di vita e l’intercettazione del disagio dei pre-teen attraverso il mobile; MyCyFAPP*, l’app che, attraverso il gioco, fornisce indicazioni per un’alimentazione e uno stile di vita sani, aspetti fondamentali nella gestione della fibrosi cistica.
  • Progetto per una gestione efficiente e per la minimizzazione del rischio clinico. LogOs®, soluzione logistica informatizzata per la gestione del farmaco che parte dalla prescrizione ed arriva fino alla somministrazione al paziente; Medyx, un servizio per ricordare ai pazienti che vengono dimessi i farmaci ed il relativo dosaggio tramite alert che vengono inviati sul telefono fisso o cellulare tramite SMS, chiamare vocali e notifiche WhatsApp.
  • Soluzioni per una maggiore efficienza amministrativa/gestionale. CIMS:Cardinal Health Inventory Management Solution, soluzione logistica basata su tecnologia RFID (radio frequency identification device) per gestire efficientemente e tracciare i dispositivi medici in ambito cardiovascolare e farmaceutico all’interno dell’ospedale; Visitami, piattaforma digitale che permette alle persone di prenotare una visita con il proprio medico di famiglia ma anche medici libero professionisti; Sm@rtC6, sistema di timbratura digitalizzata, via telefono e app.
  • Progetti basati su infrastrutture che facilitano la comunicazione e collaborazione tra strutture, professionisti e amministrazioni. ADIGest, portale per la gestione dei Servizi di Assistenza Domiciliare Integrata, un unico strumento che permette di assolvere a tutti i compiti ricoperti dai vari stakeholder; Pharmawizard, piattaforma di servizi digitali su farmaci e salute, nata per soddisfare il bisogno dei cittadini/pazienti dalla scelta, all’acquisto fino alla gestione dell’armadietto e delle terapie; CareAdvisor, portale (di prossima apertura) e relativa app, con cui si vuole offrire all’utenza la localizzazione sul territorio degli enti che prestano assistenza, corredata dal giudizio di utenti registrati, i quali hanno già usufruito dei servizi resi dagli enti stessi.

Sono solo alcuni esempi. Tutte le soluzioni candidate sono visibili sulla piattaforma FORUM PA Challenge.

Il 21 settembre, durante S@lute2017, saranno comunicatie premiati i progetti vincitori. Tra tutte le 112 candidature pervenute, TEVA Italia (partner incondizionato dell’iniziativa) individuerà le soluzioni migliori per il premio speciale TEVA.

Photo by Priscilla Du Preez on Unsplash

di Patrizia Fortunato.

Il tema dell’assistenza socio-sanitaria territoriale è da sempre una delle voci di segnalazione più consistenti che i cittadini indirizzano al Tribunale per i diritti del malato (TDM) di Cittadinanzattiva, capillarmente distribuito su tutto il territorio nazionale con 330 sedi attive dentro le strutture ospedaliere e nei distretti sanitari, costantemente impegnate a offrire assistenza, tutela e orientamento e a raccogliere le indicazioni dei cittadini sulle criticità dei servizi socio-sanitari. Sono circa 22mila le segnalazioni sopraggiunte e compendiate nel Rapporto PiT Salute 2016 del Tribunale per i Diritti del Malato. Serve riflettere su scala più ampia sulle inefficienze dell’assistenza sanitaria territoriale e sulla condizione in cui versa la vita di tutti quei cittadini sui quali ricade l’onere assistenziale per far fronte a malattie croniche, disabilità, demenze, non autosufficienze.

L’annuale Rapporto PiT Salute allarga i confini di intervento, descrivendo le aree sulle quali si concentrano le priorità dei cittadini e per le quali, dunque, il Movimento di partecipazione civica decide di impegnarsi in termini di azioni, strategie e politiche. Le segnalazioni raccolte, oltre a mettere in luce l’inadeguatezza dei sistemi di misurazione e valutazione degli esiti dell’assistenza sanitaria territoriale, hanno creato le basi per impostare un lavoro ad hoc di monitoraggio civico dei servizi sanitari, i cui risultati sono stati restituiti nel Rapporto “Fuori dall’ospedale, dentro le mura domestiche”.

Il monitoraggio civico ha conseguito numeri importanti, sia in termini di servizi monitorati, sia di cittadini attivi coinvolti, e persone che ricevono assistenza domiciliare intervistate.

Coinvolte attivamente 10 regioni, 36 aziende sanitarie locali, 82 distretti sanitari, 14 unità complesse di cure primarie (uccp), 1592 pazienti in cure domiciliari, 207 pazienti affetti da patologia croniche e rare appartenenti alle 106 associazioni che fanno parte del Coordinamento nazionale delle Associazioni dei malati cronici (CnAMC).
Messi a punto gli strumenti di rilevazione attraverso un tavolo nazionale per l’elaborazione del questionario di indagine al quale hanno partecipato una serie di organizzazioni del mondo medico, infermieristico, professionale e dell’associazionismo dei pazienti[1].
Attivati oltre 100 volontari del Tribunale per i diritti del malato sparsi su tutto il territorio nazionale e adeguatamente formati.
I cittadini, ancora una volta, si mobilitano per riempire un vuoto lasciato dalle istituzioni e portano un grandissimo contributo in termini di attivismo, monitoraggio, valutazione ed elaborazione di proposte nelle fasi decisionali. C’è un impulso ad agire in un’ottica politica, “un’attività del tutto innovativa che mancava nel servizio sanitario nazionale. Di fronte all’immobilismo delle istituzioni – afferma Tonino Aceti, Coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato -, i cittadini hanno scattato una fotografia e a questa hanno abbinato una elaborazione puntuale di proposte di politiche pubbliche sanitarie, le quali partono dai principali risultati emersi”.

Il Coordinatore nazionale, in questa intervista, passa in rassegna alcune voci di risultato.

  • Innanzitutto, c’è una grande eterogeneità nella nomenclatura dei servizi che comporta una grande confusione nei cittadini (lo stesso servizio si chiama in 10 modi diversi in 10 regioni). C’è una grande differenza nell’offerta per i centri diurni per Alzheimer, per autistici, di Salute Mentale, per le tossicodipendenze. Sul totale delle risposte affermative, in numeri assoluti, per i centri di Salute mentale si va da un minimo di 3 strutture in Molise a 21 in Puglia e Piemonte, sino a un massimo di 69 in Toscana, con una media di strutture pari al 29,8; in ambito Alzheimer si va da un minimo di 1 in Molise ad un massimo di 109 in Veneto, passando per 4 strutture in Campania, 8 in Puglia e 11 in Umbria, con una media pari al 22,7; per i centri diurni pazienti affetti da autismo solo il 60% delle regioni intervistate informa di averli sul territorio, con una significativa presenza in Veneto e in Emilia Romagna, rispettivamente con 309 e 136 centri.
  • La differenza fra regioni si rivela anche per il tema della diffusione dell’informatizzazione. Nel 90% dei casi è presente un sistema informatizzato regionale, ma solo nel 56% delle regioni è integrato con il sociale. C’è ancora molto da fare per rendere interoperabili tra loro i sistemi informatici all’interno di una stessa regione: ospedali che non dialogano con le Asl, distretti che non dialogano con gli ospedali, distretti che non dialogano con altri distretti. Il territorio è il luogo privilegiato per la presa in carico delle persone con cronicità o non autosufficienti e queste situazioni hanno bisogno di valutazione multidimensionale, di integrazione dei servizi socio-sanitari tra le istituzioni e tutto questo è abilitato se c’è un sistema informatico efficiente, efficace e che parli tra le regioni e tra le Asl di una stessa regione. Perché ciò avvenga bisogna accelerare su questa proposta.
    Nei sistemi interoperabili si riconosce anche il fondamento di un altro tema importante che Cittadinanzattiva ha chiamato “dietro il provvedimento molto spesso il nulla” in termini di servizi. Ci sono dei provvedimenti che riguardano le reti cliniche integrate in un piano di continuità tra la rete ospedaliera e l’assistenza territoriale, ossia i percorsi diagnostici terapeutici – PDTA – che sono delle delibere fatte molto bene dal punto di vista tecnico, ma che mancando delle infrastrutture informatiche non abilitano la soluzione che la delibera prevede.
  • Tra i temi emersi più significativi c’è anche quello dell’outsourcing. Molte Asl, molti distretti, esternalizzano il servizio di assistenza domiciliare integrata, ma poco meno della metà di coloro che la esternalizzano valuta la qualità del servizio erogato. Una delle proposte riguarda la necessità di accelerare e consolidare il sistema istituzionale di misurazione e valutazione degli esiti della cura. Un tema fondamentale in assenza degli indicatori attraverso i quali misurare gli interventi.
  • Altro tema importante è quello dell’assistenza domiciliare integrata. L’esperienza dei cittadini in ADI è complessivamente positiva. C’è una buona soddisfazione da parte dei cittadini per il lavoro svolto dai professionisti; tra di essi i più presenti a casa sono gli infermieri (84.31%). In realtà, la reperibilità dei professionisti sanitari è da migliorare: è più alta nella fascia dalle 7:00 alle 14:00, mentre scende nella fascia pomeridiana e si riduce ancora nella fascia notturna. Oltre agli orari ci sono una serie di bisogni a cui dare risposte facendo di più o meglio. Ad esempio l’eccesso di turn over degli operatori al domicilio crea disagi; l’Assistenza è ancora troppo poco diffusa sul territorio nazionale e rischia di diventare un privilegio per pochi, fatto questo inaccettabile considerato anche che il comparto dei servizi sanitari territoriali riceve un finanziamento piuttosto cospicuo, di circa 50 miliardi di euro, quasi mezzo fondo sanitario nazionale.
  • Serve contrastare le disuguaglianze che oggi esistono attraverso la trasparenza del SSN, garantendo a tutti i cittadini l’effettività dei servizi e dei diritti. Molto spesso si parla di accessi inappropriati in ospedale o in altri servizi sanitari, ma non c’è alcun investimento da parte delle istituzioni pubbliche a tutti i livelli – nazionale, regionale, locale – in attività di informazione, educazione, comunicazione sulla diffusione e presenza dei servizi sanitari, soprattutto di quelli territoriali, dove c’è una frammentazione e confusione derivante da nomenclature che cambiano o riorganizzazioni compiute o in svolgimento: poliambulatori sparsi, con nomi diversi, con una complessità anche di funzionamento. Bisogna ragionare su degli standard nazionali qualitativi, quantitativi, organizzativi, strutturali e tecnologici dell’assistenza sanitaria territoriale, che vanno formalizzati, monitorati e garantiti.
    Oggi abbiamo degli standard nazionali relativi all’assistenza ospedaliera (Decreto Ministeriale n° 70/2015). “Vorremmo – afferma esplicitamente Aceti – fosse formalizzato cosa un cittadino deve aspettarsi in termini di servizi sanitari territoriali. Vorremmo che le istituzioni, il governo, lo Stato centrale e le regioni attivassero subito un gruppo nazionale di lavoro con il coinvolgimento anche delle associazioni dei cittadini e pazienti”.
    Serve un piano di azione per una serie di indirizzi di politica sanitaria, altrimenti tutta una serie di provvedimenti rischiano di rimanere solo sulla carta, come i nuovi livelli essenziali di assistenza (LEA) che elencano una serie di prestazioni garantite, ma non dettagliano in che modo; ugualmente, il Piano Nazionale delle cronicità ha un modello generale di presa in carico delle cronicità, ma senza che siano formalizzati gli standard.

In questa intervista appare evidente il protagonismo esercitato da Cittadinanzattiva su più fronti. Anche alla luce del nuovo Regolamento UE 2016/679, Aceti ha individuato il proprio ruolo di soggetti moltiplicatori dell’informazione, di informatori di prossimità per i cittadini sulle novità che le nuove disposizioni normative comportano, per far sì che i cittadini siano empowerizzati e possano pretenderne l’effettiva applicazione e che la sottoscrizione del modulo per la privacy non coincida con un adempimento di carattere burocratico-amministrativo.

Il Garante ha indicato alle amministrazioni delle priorità: rilevazione, segnalazione e comunicazione al cittadino dell’eventuale violazione del diritto alla privacy al proprio interno; individuazione del responsabile della protezione dei dati personali (RPD) che garantisca l’interfaccia con i cittadini.

Per Cittadinanzattiva la prima prospettiva di questo regolamento è capire meglio la dinamica che si svilupperà tra i cittadini e il RPD e comprendere come si attrezzeranno le Asl per implementare le procedure interne, costruire un ufficio, dotare questo nuovo referente delle risorse umane ed economiche per fronteggiare al meglio la funzione che gli è stata assegnata.

“Su questo – sottolinea Aceti – ci sarà un grande lavoro per organizzazioni come le nostre che sono presenti con attivisti all’interno degli ospedali e delle ASL. Avremo un ruolo nel garantire la tutela del diritto alla privacy dei cittadini e interfacciarci con questo referente all’interno delle Asl”.

“Poi – continua Aceti – c’è un fronte importante che è quello del co-design di servizi di sanità digitale. Ci sarà un ampio spazio di collaborazione tra le istituzioni, i cittadini e i soggetti del mondo privato per sviluppare in modo partecipato e condiviso i Servizi Sanitari digitali che abbiano rispetto di tutti i diritti del malato e soprattutto del diritto della privacy. In questa fase storica c’è una necessità per i cittadini all’interno del SSN, bisogna rimettere in equilibrio due spinte che caratterizzano l’agire quotidiano delle istituzioni sanitarie: economica, caratterizzata dal rigore della spesa, dal pareggio di bilancio, con quella della salvaguardia e garanzia dei diritti e dei servizi”. Queste due dimensioni devono essere in perfetto equilibrio, mentre oggi l’aspetto economico prevale ancora sull’accessibilità, sulla qualità e sicurezza dei servizi sanitari. “Abbiamo deciso – sottolinea Aceti – di raggiungere questo obiettivo avviando la “Scuola Civica di alta formazione diritti e partecipazione in sanità” e offrendo alle istituzioni, ai decisori, 40 anni di esperienza sviluppata dal nostro movimento sul tema della tutela dei diritti”.

Il Coordinatore nazionale chiude illustrando il percorso didattico. Quattro i moduli formativi: il primo sulla letture del concetto di sostenibilità del servizio sanitario nazionale, il secondo sul tema degli acquisti in sanità, il terzo sul linguaggio che si utilizza in sanità e il quarto sul tema della partecipazione dei cittadini e dei pazienti alle politiche in sanità. Ci saranno degli interventi di tipo teorico di alto livello, lezioni sui massimi sistemi ed esperienze pratiche che potrebbero essere reiterate da subito dai decisori, componenti della classe. La particolarità di questa scuola e che è rivolta ai decisori che siano portatori di alcuni valori, primo fra tutti la garanzia e la salvaguardia dei diritti del malato. Un altro obiettivo di questa scuola è creare un ambiente, un luogo dove si possa dibattere, riflettere, elaborare anche nuove idee sul SSN e anche restituire fiducia nel servizio sanitario tra le istituzioni.

“Il Servizio Sanitario Nazionale è un bene comune, un investimento non un costo, uno strumento per garantire coesione sociale e la democrazia nel nostro Paese, nella consapevolezza che va migliorato in alcuni aspetti , salvaguardato, rilanciato e rafforzato”.

Foto di Vanessa Gutierrez rilasciata in cc httpsflic.krpdFSP2r

Si è chiusa la call per il premio “Innova S@lute 2017” ed è interessante notare a questo punto quanta attenzione ha sollecitato: 112 le soluzioni pervenute, un incremento del 10% in più rispetto all’edizione precedente, e un coinvolgimento di enti e aziende dislocate in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale. Sud (31%), centro (30%) e nord Italia (39%), tutti uniti in un unico obiettivo: la ricerca di innovazione per la salute. Tre le regioni più attive: Puglia, Lazio e Piemonte.
Il numero maggiore di progetti è stato presentato dalle strutture della sanità pubblica e privata, ma come abbiamo più volte sottolineato l’innovazione nasce nei territori e ci viene presentata l’immagine di un vivace interesse di startup e piccole e medie imprese innovative. Si apre una prospettiva concreta per il sistema salute, una molteplicità di progetti che portano alla luce la ricchezza dell’innovazione e una sanità diversa.
Al momento è possibile consultare tutti i progetti pervenuti sulla piattaforma FORUM PA CHALLENGE, in attesa che la giuria di esperti individui i vincitori per ciascuno dei sei ambiti: comunicazione con i cittadini e gli utenti; integrazione, medicina di prossimità e presa in carico degli anziani, dei cronici e delle fasce boli; educazione alla salute e al weelbeing; innovazione nel campo clinico-sanitario; amministrativo-gestionale; infrastruttura di comunicazione e collaborazione tra strutture, professionisti e amministrazioni.
Nel corso della cerimonia di premiazione che si terrà durante S@lute2017, il 21 settembre, saranno comunicati i progetti vincitori decretati dalla Giuria. Tra tutte le candidature pervenute, TEVA Italia (partner incondizionato dell’iniziativa) individuerà le soluzioni migliori per il premio speciale TEVA.

Foto di mira66 rilasciata in cc https://flic.kr/p/6Dz4ov

Per facilitare l’orientamento nel ricco programma della Manifestazione, l’APP FPAnet mette a portata di smartphone tutto #Salute2017.

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Foto di Sean MacEntee rilasciata in cc https://flic.kr/p/97u38M

di Michela Stentella.

Il regolamento Europeo in materia di protezione dei dati personali (regolamento 2016/679), approvato il 14 aprile 2016, dà tempo alle amministrazioni pubbliche per mettersi in regola sino al 25 maggio 2018. Sembrano tanti due anni, ma si tratta di una trasformazione importante. Per questo l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali ha avviato un’attività di supporto ai titolari del trattamento appartenenti al settore pubblico. Delle novità introdotte dal Regolamento e del percorso di accompagnamento avviato ci parla in questa intervista Francesco Modafferi, Dirigente del Dipartimento libertà pubbliche e sanità dell’Autorità Garante, che interverrà a S@lute 2017 (Roma, 20-21 settembre) al convegno “L’informazione come garanzia ed opportunità per il cittadino, le strutture sanitarie, le imprese“, organizzato in collaborazione con il Ministero della Salute.

Cosa cambierà dal maggio del prossimo anno in tema di privacy per le PA? Quali le principali novità introdotte dal Regolamento 2016/679/UE e le criticità che si prospettano?
Il cambiamento è maggiore di quanto venga generalmente percepito ed è quindi fondamentale comprenderne il senso più profondo del regolamento, evitando di focalizzarsi solo sugli aspetti più superficiali o sui singoli adempimenti. Il principale aspetto su cui centrare l’attenzione è l’introduzione del principio di “responsabilizzazione” (accountability); esso comporta non solo il rispetto delle regole formali, dei principi applicabili al trattamento dei dati personali, dei diritti degli interessati e la definizione chiara dei ruoli e delle responsabilità, ma anche la capacità di comprovare tutto ciò.
Il nuovo regolamento lascia maggiori margini di autonomia ai titolari del trattamento pubblici e privati, rispetto al passato, diminuendo gli adempimenti preventivi al trattamento (eliminata la notificazione del trattamento) e le autorizzazioni preventive da parte dell’Autorità (la consultazione del Garante avverrà solo nei casi nei quali la valutazione di impatto privacy, effettuata dal titolare del trattamento, evidenzia che il trattamento può comportare rischi elevati per i diritti e le libertà delle persone fisiche). Questa maggiore autonomia è compensata dal dovere di dimostrare, ogni qual volta si renderà necessario, la compatibilità al regolamento delle decisioni assunte.
Ciò comporterà quindi l’esigenza di disporre di qualificate risorse in grado di orientare le decisioni dei titolari del trattamento. In questo senso l’introduzione anche in Italia del Responsabile della protezione dei dati (RPD) costituisce una grande opportunità. Questa figura chiave, obbligatoria per i trattamenti effettuati dalle autorità pubbliche o da organismi pubblici, sarà chiamata a facilitare l’osservanza delle disposizioni sulla protezione dei dati personali e dovrà svolgere un complesso ruolo di interfaccia fra il titolare o il responsabile del trattamento, gli interessati e il Garante. In uno scenario sempre più caratterizzato, anche in ambito pubblico, da un utilizzo di dati personali senza precedenti, la formazione di una rete diffusa di competenze in materia di privacy potrà rivelarsi essenziale per assicurare il rispetto del diritto alla protezione dei dati personali.

L’Autorità Garante per la protezione dei dati personali ha avviato un percorso per raccontare il nuovo regolamento UE alle Amministrazioni Pubbliche. Ci può spiegare in cosa consiste?
La nuova disciplina richiede un’intensa attività di adeguamento, preliminare alla sua definitiva applicazione a partire dal 25 maggio 2018. Per sostenere il cambiamento in atto, il Garante, con una lettera inviata dal presidente Soro ai vertici della Pubblica amministrazione italiana (Presidenti di Autorità indipendenti, Ministri, Presidenti di Regioni, Presidenti di enti centrali, ecc.), ha avviato un’attività di supporto ai titolari del trattamento appartenenti al settore pubblico. Con la comunicazione, inviata il 24 maggio 2017 (a 365 giorni dall’applicazione delle nuove regole, prevista per il 25 maggio 2018), le pubbliche amministrazioni sono state invitate a partecipare a una serie di incontri; lo scopo principale dell’Autorità era quello di “ascoltare” la PA e di rendersi disponibili a ricevere, con riferimento all’applicazione del regolamento UE, le richieste, i suggerimenti e le esigenze degli enti.
Nell’introdurre i lavori il Garante ha indicato alla PA tre priorità: identificazione del responsabile della protezione dei dati personali-RPD; implementazione delle procedure interne per l’istituzione dei registri dei trattamenti; definizione delle procedure necessarie alla rilevazione, registrazione e comunicazione, quando necessario, delle violazioni dei dati personali (data breach).

Quali feedback dai primi incontri?
Ai tre incontri tenutisi nel mese di giugno hanno partecipato 136 tra dirigenti e funzionari, in rappresentanza dei 64 soggetti pubblici. E’ stato riscontrato un diffuso apprezzamento per l’iniziativa e una rilevante partecipazione alla discussione, con la formulazione di numerosi quesiti e richieste di approfondimento operativo.
A seguito di ogni evento, a ogni rappresentante è stato chiesto di inviare all’Ufficio del Garante un promemoria con indicazioni specifiche al fine di avere un primo quadro generale dello stato di avanzamento dei lavori di adeguamento della pubblica amministrazione al nuovo Regolamento Ue e individuare puntualmente le richieste di chiarimento.
Al di là dei chiarimenti forniti nel corso degli incontri, i quesiti sottoposti dalla PA al Garante saranno elaborati al fine di adottare, quanto prima, dei documenti di orientamento che possano consentire di superare le prime difficoltà interpretative.

Concluso questo percorso, avete in programma altre iniziative sul tema?
Sulla base delle informazioni e dei quesiti ricevuti nel mese di giugno, il percorso di supporto della PA proseguirà, a partire da ottobre, attraverso ulteriori incontri da tenersi, questa volta, presso le amministrazioni centrali e locali (regioni). Per questo è stata chiesta e acquisita un ampia disponibilità, da parte degli enti intervenuti, a organizzare e promuovere gli incontri presso le proprie strutture.

Tutte le informazioni relative ai prossimi appuntamenti saranno rese disponibili attraverso il sito dell’Autorità nel quale è stata anche creata una pagina dedicata all’iniziativa del Garante per le Pubbliche amministrazioni.

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Il riconoscimento della malattia professionale e la conseguente erogazione di prestazioni economiche, sanitarie e integrative ai lavoratori costituisce una delle principali attività dell’Inail. Rendere più agevole il processo di condivisione delle informazioni tra le diverse aree coinvolte – sanitaria, amministrativa e CONTARP, consulenza Tecnica Accertamento Rischi e Prevenzione – e disporre di uno strumento capace di efficientare il workflow interno rappresentavano due priorità per l’Istituto.

In occasione di @Salute2017, Il forum per l’Innovazione nella Salute che si svolgerà a Roma dal 20 al 21 settembre, Dedagroup illustrerà un importante progetto realizzato per Inail che consentirà all’Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro di gestire con maggiore efficacia e in tempi più rapidi le prestazioni legate alle malattie professionali.

Il progetto consente sia di definire gli strumenti informatici di colloquio tra le aree coinvolte nel processo, sia di stilare più velocemente rapporti sull’accessibilità all’indennizzo per i medici responsabili, abbreviando il processo di evasione della pratica e permettendo una maggiore accuratezza nell’analisi, grazie al repertorio di casistica passata disponibile.

Nello specifico è stato progettato e implementato il motore di workflow, con architettura a microservizi, che collega le principali applicazioni istituzionali Inail – la cartella clinica medico legale e la procedura di gestione rapporti assicurati – con i professionisti CONTARP. Dedagroup, inoltre, ha progettato e implementato l’applicazione per la redazione dei pareri tecnico-scientifici in uso presso la CONTARP, grazie all’adozione di IBM Watson. In collaborazione con IBM, verrà infatti sviluppata l’applicazione MP Advisor, che consente la ricerca cognitiva dei pareri storici già emessi simili al parere in corso di redazione, valorizzando in tal modo le conoscenze acquisite e velocizzando il processo di emissione.

L’adozione di questi strumenti permette di sfruttare pienamente quell’importante patrimonio multidisciplinare di conoscenze e professionalità che caratterizza molte risorse di Inail (medici, consulenti del lavoro, statistici attuari, avvocati ecc.). I sistemi cognitivi rendono questa conoscenza visibile nei diversi ambiti di utilizzo (medico, impiantistico, chimico, biologico ecc.) e nelle loro relazioni.

Vi aspettiamo a S@lute 2017.

Photo by Christopher Burns on Unsplash

di Antonio Veraldi.

Fino a pochi anni fa la quantità di informazioni, prodotte all’interno dell’universo sanità, aveva rilevanza quasi esclusivamente per il paziente e il medico in quel momento curante. Risolta la patologia, l’informazione s’impolverava con la carta su cui era scritta, fino al successivo stato di bisogno quando, o perché non più reperibile o perché troppo vecchia, l’informazione doveva essere riprodotta.

La conoscenza circolava con difficoltà, oggi la trasformazione digitale l’ha resa facilmente fruibile. La circolazione di dati di ogni tipo (parole, numeri, immagini) consente di avvicinare la prestazione al paziente, ma anche al professionista che la esegue. Questo utilizzo bidirezionale è frutto dell’innovazione diffusa dalle imprese di alta tecnologia.

L’aumentata circolazione di dati tra paziente e operatori sanitari all’interno delle strutture del nostro SSN, fino al loro utilizzo improprio da parte di operatori esterni al sistema di assistenza, pone la necessità della protezione e della sicurezza di questi dati.

Quando la trasformazione digitale si mette al servizio della salute e incrementa l’efficacia dell’atto medico o assistenziale, la protezione e la sicurezza dei dati deve essere la filosofia che guida la progettazione di un sistema complesso, anzitutto garantendo la persona e la sua dignità con la rapida e piena applicazione del Regolamento UE 2016/679 in materia di protezione dei dati personali, in secondo luogo assicurando ai professionisti sanitari dati certi, autorizzati. In sostanza vi deve essere un flusso ordinato che guarda alle esigenze della persona ma anche agli aspetti organizzativi delle strutture erogatrici delle prestazioni sanitarie.

Quindi, nel progettare si deve porre attenzione ai processi organizzativi, alle esigenze degli operatori e si dovrebbero sentire i cittadini. Ad esempio, la logistica è solo apparentemente dalla parte delle strutture sanitarie perché attendere un dpi o una chemioterapia per ore impatta fortemente sul paziente. Quindi privacy e security by design diventa un’urgenza per costruire i processi e i flussi, per stabilire insieme a tutti gli interessati, cosa far “vedere” in modo diffuso su tutto il territorio nazionale decidendo anche sulla semantica. La sintesi delle operazioni semplici dovrebbe portare ad informazioni generali usabili per la programmazione aziendale, regionale, nazionale. E il FSE diventerà un pilastro fondamentale perché sta portando, diventando nazionale, ad una armonizzazione sentita da tutti gli operatori.

Cruciale poi il ruolo del Mercato. Le imprese di tecnologia avanzata, nel rispetto e nella condivisione delle esigenze sopra riportate, investono nella ricerca, costruiscono il “prodotto” (qui entra in gioco AgID e la struttura di Piacentini per infrastrutture e standard). Infine il prodotto è reso disponibile alle strutture pubbliche attraverso i processi di procurement governati dalle centrali di acquisto e ANAC.

La nota finale va alla considerazione che ogni nuovo processo, flusso o procedura che rende disponibili o consente di raccogliere dati dovrebbe rispettare il principio dell’efficacia e della sostenibilità quindi del valore prodotto. Nulla dovrebbe essere progettato e realizzato sia a livello aziendale che sul territorio senza un adeguato controllo sul valore prodotto. La ricerca tecnologica ci ha già portati sulla frontiera, nuovi dati possono essere disponibili: machine learning, realtà aumentata, teleassistenza, riabilitazione motoria e cognitiva, serious games. Siamo in grado di misurare il valore prodotto?

Di protezione e sicurezza dei dati si parlerà a S@lute 2017 (qui il link per iscriversi).

Foto di Steve Jurvetson rilasciata in https://flic.kr/p/2uDkn

di Antonio Veraldi.

La Legge n. 24/2017, c.d. Legge Gelli, va a innovare un sistema che non tutelava più adeguatamente né i pazienti né i professionisti. Essa trova uno dei suoi punti di forza nel rendere obbligatorio in tutte le strutture, pubbliche e private, un modello organizzativo di risk management con flussi informativi e di condivisione omogenei su base regionale, monitorati dai centri per il rischio clinico e dall’Osservatorio delle buone pratiche. Se i professionisti, anche in virtù di questa legge, comprenderanno l’importanza della prevenzione si attuerà una vera e propria rivoluzione culturale, perché la sicurezza delle cure diventerà parte integrante del diritto alla salute.

In arrivo sono annunciati i primi decreti attuativi, viatico all’effettiva attuazione del nuovo dettato normativo.

Atteso soprattutto il decreto che renderà operativo l’articolo 5 della legge. Depenalizzata definitivamente la colpa professionale e stabilita la punibilità dell’imperizia in caso di mancato rispetto delle linee guida urge definire e pubblicare ai sensi della legge linee guida e buone pratiche di riferimento. Uniformando così le pratiche e le indicazioni mediche fornite dalla comunità scientifica. Va sottolineato che le linee guida e i relativi aggiornamenti sono integrati nel Sistema nazionale per le linee guida (Snlg) disciplinato dal Ministro della salute, con l’intesa della Conferenza Stato-Regioni, da emanare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge. Il decreto dovrebbe dettagliare i requisiti per l’accreditamento delle società scientifiche che entreranno a far parte del sistema nazionale linee guida, insieme a IRCCS competenti per singole materie, Ordini ed Associazioni professionali. Risulta che l’Istituto Superiore di Sanità, che pubblicherà sul proprio sito Internet gli aggiornamenti e le linee guida indicati dal Snlg, è all’opera per standardizzare e per omogeneizzare presentazione e contenuti delle linee guida.

Gli altri decreti dovranno toccare punti importanti, come l’Osservatorio delle buone pratiche; il fondo di garanzia per coprire danni ultra massimale, la vigilanza sulle compagnie, i dati relativi alle polizze. Come si può immaginare, diversi sono i soggetti coinvolti (MISE, Ministero della Salute, Conferenza Stato Regioni, Ivass, la cittadinanza organizzata).

La contrapposizione di molteplici interessi può rendere difficile l’operazione di composizione di un quadro così complesso. Ma sicuramente la legge Gelli ha aperto a nuove sinergie tra i diversi soggetti: in particolare tra imprese di assicurazione e ospedali nella gestione del rischio da responsabilità civile in una prospettiva di miglioramento dei rapporti medico-paziente e con una maggiore sicurezza per medici e personale sanitario.

Mercoledì 20 settembre, la Legge Gelli e i suoi decreti attuativi saranno al centro di un convegno, nell’ambito di S@lute 2017.

Foto di Bruno Cordioli rilasciata in cc https://flic.kr/p/79QWWJ

di Paolo Colli Franzone, Coordinatore Scientifico Area ICT – S@lute2017 .

L’edizione 2017 di S@lute – Forum dell’Innovazione per la Salute vede la centralità del tema relativo alla sostenibilità e alla misurabilità (accountability) dell’innovazione tecnologica.

Si vuole tentare di uscire dalla logica dell’innovazione “push”, autoreferenziale e fine a sé stessa, per giungere a un modello di sostenibilità e accountability capace di confrontarsi con un sistema sanitario sempre più sottoposto allo stress derivante da un aumento della domanda di salute e da un incremento ai limiti dell’esponenziale dell’offerta di prodotti, soluzioni e servizi innovativi (farmaci, dispositivi, tecnologie) di indubbia utilità, ma portatori al tempo stesso di ulteriori costi a carico del SSN. Il tutto, in una situazione congiunturale non facile, non solamente a livello nazionale.

Innovare, quindi: ma innovare con giudizio non perdendo di vista anche solo per un istante la sostenibilità complessiva del sistema e potendo misurare quasi in tempo reale gli effettivi benefici indotti dall’innovazione.

Tutto questo significa una quantità considerevole di cose, a partire dal tema spinoso della governance dell’innovazione in Sanità. Stato, Regioni, Aziende Sanitarie e Ospedaliere, service provider privati: un sistema complesso multilivello la cui debolezza principale è rappresentata dalla mancanza di una governance unitaria e coerente.

Significa anche andare oltre gli slogan, mettendo una buona volta per davvero al centro il cittadino/assistito/paziente e ridisegnando l’architettura dei sistemi informativi focalizzandosi sul dato, sull’informazione clinica, sulla storia delle relazioni fra SSN e ciascun singolo fornitore.

Si va verso quello che quasi universalmente viene chiamato “Population Health Management” (PHM), ovvero una gestione socio-sanitaria focalizzata sulla responsabilizzazione degli assistiti, sulla centralità del territorio (distretto) e sulla proattività del modello di cura, anche attraverso modalità di intervento collaborative (knowledge sharing, team multidisciplinari, ecc.).

Il dato, in un modello PHM, diventa centrale: deve essere disponibile, condiviso, tenuto in sicurezza; deve poter alimentare piattaforme di Healthcare Relationship Management (HRM); deve alimentare sistemi di Analytics (Big Data) in modo da abilitare percorsi proattivi/predittivi, e così via.

Responsabilizzare il cittadino/assistito/paziente significa anche fidelizzarlo, renderlo partecipe e farlo sentire davvero “preso in carico”; significa comunicare con lui attraverso tutti i canali disponibili, garantendogli un bouquet esaustivo di servizi online.

Significa, infine, presidiare i canali social in modo da incrementare la quantità e la qualità di informazioni disponibili, in modo da ridurre al minimo i “disastri clinici” derivanti da pratiche di “sanità fai da te” e/o da “spacciatori di bufale e di cattiva informazione sanitaria”.

Fare innovazione sostenibile e misurabile è possibile, oltreché doveroso: se lo aspettano i cittadini, sempre più confidenti con le tecnologie dell’informazione; se lo aspettano gli operatori sanitari, che hanno bisogno di strumenti e soluzioni in grado di supportarli nell’operatività quotidiana superando la “preistoria” dell’informatica sanitaria asservita agli aspetti burocratico-amministrativi.

C’è ben poco da inventare, e tantomeno da sperimentare: si tratta di crederci, di investire e di cominciare a lavorare nello stesso modo in cui lavorano gli operatori sanitari di mezzo mondo.

Per ciascuno di questi temi il programma congressuale ICT di S@lute2017 presenta appuntamenti specifici, per la ricerca dei quali filtra usando la casella “all paths” scegliendo dal menù a tendina la voce “digitalizzazione”.

Foto di (biophotos) rilasciata in cc https://flic.kr/p/5uFQpq

di Carlo Mochi Sismondi.

Lo scorso 21 giugno c’è stata l’annuale assemblea di Farmindustria. Nella relazione del Presidente ho letto importanti affermazioni riguardo alla digital transformation che mi sembrano di grande rilevanza e che ci spronano a lavorare sempre di più e sempre meglio per promuovere la trasformazione digitale del Paese e della sua amministrazione, di cui il Sistema Sanitario nazionale è parte di grande e ben avvertita importanza. Ma nessuno: né l’industria, né le regioni, né il complesso del sistema sanitario pubblico e privato possono farcela da soli. Con la prossima manifestazione S@lute2017 (20 e 21 settembre a Roma) lanceremo una proposta di “alleanza” tra tutte le componenti della filiera (aziende sanitarie, grandi ospedali, regioni, professionisti, ricerca, aziende produttrici, cittadinanza organizzata, Terzo settore, ecc.) perché smettano di considerare l’innovazione tecnologica come un aspetto delle politiche per la salute e comprendano invece sino in fondo che il digitale è l’ecosistema in cui tutto il settore deve operare.

In questo senso la dizione “sanità digitale” o e-health è misleading: non esiste una sanità digitale e una non digitale, esiste solo una buona sanità che vive, respira, si muove nel mondo digitale, ne è profondamente trasformata e, a sua volta, produce innovazione e reingegnerizzazione dei processi.

In questo senso sono da sottolineare le parole del Presidente di Farmindustria: “Le imprese del farmaco in Italia – dice Scaccabarozzi – scommetteranno nei prossimi tre anni nella digitalizzazione con punte dell’88% nella produzione e del 71% nella R&S. iamo quindi di fronte a una rivoluzione digitale del modello di Ricerca.Non sono più infatti un’utopia le pillole intelligenti che rilasciano il principio attivo solo in un contesto specifico o in un preciso momento o che, assunte una volta al mese, rilasciano ogni giorno la dose quotidiana di un medicinale. Pillole che fungono da veicolo e addirittura capaci di scambiare dati con l’esterno.
(…) Seguendo le regole delle innovazioni disruptive del web, avremo app di servizio che, con la consulenza di un medico e in base alla nostra storia clinica, ci ricorderanno quando e quali visite mediche fare, a che ora assumere i farmaci prescritti e tracceranno anche l’aderenza alla terapia. Il medicinale si fonde poi in definitiva con i servizi e con la diagnostica, mentre la genomica sposa i big data per puntare veloce alla medicina personalizzata”.

Questa rivoluzione entra nelle nostre case, si pone accanto al letto dei nostri cari, aiuta le nostre scelte e la nostra capacità di interagire consapevolmente con i professionisti e con il SSN.

“Le tecnologie digitali – continua il Presidente – ridisegnano il rapporto tra il paziente e il medico. Il cittadino diventa così “empowered”, in grado cioè di interagire in modo più consapevole e responsabile con il proprio medico e più in generale con il Servizio Sanitario Nazionale.
(…) Le imprese saranno sempre più human centred, offrendo ai pazienti non solo un farmaco, ma soluzioni integrate e servizi che li supportino durante tutto l’arco della vita e ne migliorino la qualità. E sotto questo profilo le alleanze con la filiera della robotica, della fisica e dell’ingegneria biomedica assumeranno un’importanza sempre crescente”.

Insomma siamo di fronte non ad una scelta, digitale o non digitale, ma ad una sfida: saper sfruttare la disruptive innovation per crescere e per creare benessere equo e sostenibile per tutti, o esserne vittima.

Noi siamo della partita e ci poniamo con S@lute2017, ciascuno con il proprio ruolo, accanto a chi innova, rischia, batte strade nuove.

Foto di U.S. Army rilasciata in cc https://flic.kr/p/8vtJRX
L’innovazione promette efficienza, ma il tema della sicurezza dei trattamenti dei dati, in una società che punta sempre più sul dato digitale, è un tema essenziale. Ne parliamo con Francesco Modafferi, Dirigente Dipartimento libertà pubbliche e sanità Autorità Garante per la protezione dei dati personali, in questa intervista alla web tv di FORUM PA 2017

Sempre di più l’innovazione tecnologica si pone a supporto dei processi di cura o di diagnosi. Come si coniuga la spinta dal basso verso l’uso di sistemi di real time collaboration al mondo strategico dedicato alla sanità?

In uno scenario di sempre maggiore diffusione della sanità digitale, è necessario adottate tutte quelle misure di sicurezza in rapporto alla sensibilità dei dati, cosa che nel mondo sanitario raggiungere il livello massimo di criticità.

L’evoluzione tecnologica ha portato alla definizione del nuovo quadro regolatorio (UE – 2016/679) comune in tutti i paesi dell’Unione Europea, approvato nel 2016 e che entrerà in vigore nel maggio 2018. Il Regolamento (UE) definisce le regole applicabili al trattamento di dati personali ed è idoneo a ripristinare l’equilibrio tra l’utilizzo del digitale e il diritto alla protezione dei dati di carattere personale, relativi anche alla salute.

Il nuovo quadro riconosce il ruolo del “responsabile per la protezione dei dati” (Data Protection Officer – DPO), una figura professionale che dovrà istituirsi e che potrebbe rappresentare la chiave di volta di un migliore adeguamento anche della pubblica amministrazione alla protezione dei dati. Tutti i titolari del trattamento pubblico avranno al proprio interno un professionista della protezione dei dati personali che avrà il compito da una parte di supportare i processi di digitalizzazione all’interno delle singole amministrazioni, assicurando un monitoraggio del trattamento dei dati, dall’altro quello di fare da interfaccia sia verso cittadini che verso l’Autorità.

“Questa potrebbe essere una delle innovazioni del nuovo regolamento”, a sottolinearlo Francesco Modafferi, Dirigente Dipartimento libertà pubbliche e sanità – Garante per la protezione dei dati personali.

Foto di Bruno Cordioli rilasciata in cc https://flic.kr/p/9QaqQN

Paolo Colli Franzone (Osservatorio Netics), presentando S@lute 2017 a FORUM PA, racconta come la digitalizzazione e le infrastrutture telematiche possono contribuire a migliorare e rendere sostenibile il nostro servizio sanitario nazionale.

Alessandro Beulcke, Presidente Allea, racconta gli aspetti della partnership tra FPA e Allea per realizzare la seconda edizione del Forum dell’Innovazione per la Salute.

Per chi si è perso i primi interventi, qui il link.

Foto di igemhq rilasciata in cc https://flic.kr/p/8wJam2

S@lute2017, la convention di due giorni sull’innovazione per la salute, promossa da FPA e Allea, è stata presentata a FORUM PA 2017.

Perché abbiamo creato la manifestazione?
Per avere un luogo di lavoro collaborativo, un momento di conoscenza, un’occasione di relazioni per tutti gli innovatori della filiera; far vedere e toccare con mano le innovazioni per la salute; contribuire a creare le condizioni per un buono stato di salute dei cittadini; contribuire alla crescita della reputazione di istituzioni e aziende del sistema sanitario; premiare e promuovere le migliori esperienze, i migliori servizi, le migliori soluzioni per il benessere.

Chi ci sarà? Istituzioni, mondo della ricerca, imprese, associazioni di cittadini e pazienti che faranno il punto sull’innovazione per la salute sotto il profilo della cura e del prendersi cura, della diffusione di piattaforme digitali abilitanti per nuovi processi e servizi, degli strumenti di welfare per assicurare la tutela della salute prevista dalla nostra Costituzione.

Teva Italia, azienda farmaceutica attenta al benessere delle persone e delle comunità, racconta il percorso avviato nel 2016 con il sostegno al nostro Premio Innova S@lute (a breve il bando 2017).

Dove eravamo rimasti?
Massimo Casciello, Direttore Generale della digitalizzazione – Ministero della Salute, e Tonino Aceti, Coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato- Cittadinanzattiva, ricordano i temi centrali del programma congressuale 2016, da cui prenderà le mosse l’edizione 2017.

Nella presentazione a cura di Antonio Veraldi, Direttore Marketing FPA, dettagli su sede, format e iniziative speciali di S@lute 2017.

A breve su questo sito il programma preliminare e il bando del Premio Innova S@lute 2017.
Clicca qui per gli altri interventi della giornata.

*aggiornata al 13 giugno​

Foto di GoToVan rilasciata in cc https://flic.kr/p/8RTNzG

di Paolo Colli Franzone, Coordinatore Scientifico Area ICT di S@lute2017.

L’edizione 2017 di S@lute: Forum dell’Innovazione per la Salute nasce con un obiettivo principale rappresentato dalla centralità del tema relativo alla sostenibilità e alla misurabilità (accountability) dell’innovazione.

Si vuole tentare di uscire dalla logica dell’innovazione “push”, autoreferenziale e fine a sé stessa, per giungere a un modello di sostenibilità e accountability capace di confrontarsi con un sistema sanitario sempre più sottoposto allo stress derivante da un aumento della domanda di salute e da un incremento ai limiti dell’esponenziale dell’offerta di prodotti, soluzioni e servizi innovativi (farmaci, dispositivi, tecnologie) di indubbia utilità ma portatori al tempo stesso di ulteriori costi a carico del Sistema Sanitario Nazionale – SSN. Il tutto, in una situazione congiunturale non facile, non solamente a livello nazionale.

Innovare, quindi, ma innovare con giudizio non perdendo di vista anche solo per un istante la sostenibilità complessiva del sistema e potendo misurare quasi in tempo reale i reali benefici indotti dall’innovazione.

Tutto questo significa una quantità considerevole di cose, a partire dal tema spinoso della governance dell’innovazione in Sanità. Stato, Regioni, Aziende Sanitarie e Ospedaliere, service provider privati: un sistema complesso multilivello la cui debolezza principale è rappresentata dalla mancanza di una governance unitaria e coerente.

Significa anche andare oltre gli slogan, mettendo una buona volta per davvero al centro il cittadino/assistito/paziente e ridisegnando l’architettura dei sistemi informativi focalizzandosi sul dato, sull’informazione clinica, sulla storia delle relazioni fra SSN e ciascun singolo fornitore.

Si va verso quello che quasi universalmente viene chiamato “Population Health Management” (PHM), ovvero una gestione socio-sanitaria focalizzata sulla responsabilizzazione degli assistiti, sulla centralità del territorio (distretto) e sulla proattività del modello di cura, anche attraverso modalità di intervento collaborative (knowledge sharing, team multidisciplinari, ecc.).

Il dato, in un modello PHM, diventa centrale: deve essere disponibile, condiviso, tenuto in sicurezza; deve poter alimentare piattaforme di HRM (Healthcare Relationship Management); deve alimentare sistemi di Analytics (Big Data) in modo da abilitare percorsi proattivi/predittivi, e così via.

Responsabilizzare il cittadino/assistito/paziente significa anche fidelizzarlo, renderlo partecipe ma anche farlo sentire davvero “preso in carico”; significa comunicare con lui attraverso tutti i canali disponibili, garantendogli un bouquet esaustivo di servizi online.

Significa, infine, presidiare i canali social in modo da incrementare la quantità e la qualità di informazioni disponibili, in modo da ridurre al minimo i “disastri clinici” derivanti da pratiche di “sanità fai da te” e/o da “spacciatori di bufale e di cattiva informazione sanitaria”.

Fare innovazione sostenibile e misurabile è possibile, oltreché doveroso: se lo aspettano i cittadini, sempre più confidenti con le tecnologie dell’informazione; se lo aspettano gli operatori sanitari, che hanno bisogno di strumenti e soluzioni in grado di supportarli nell’operatività quotidiana superando la “preistoria” dell’informatica sanitaria asservita agli aspetti burocratico-amministrativi.

C’è ben poco da inventare, e tantomeno da sperimentare: si tratta di crederci, di investire e di cominciare a lavorare nello stesso modo in cui lavorano gli operatori sanitari di mezzo mondo.

Il Position Paper, qui proposto, tenta di evidenziare i temi caldi, le priorità di intervento lungo un percorso di completa, efficiente ed efficace azione di digitalizzazione del SSN nella sua interezza allargata anche alle strutture private convenzionate, ai MMG/PLS, alle farmacie.

Per ciascuno di questi temi prioritari vengono evidenziati gli aspetti fondamentali da considerare, elencando poi le sfide e i principali quesiti in cerca di soluzioni e risposte: l’obiettivo è quello di alimentare un dibattito costruttivo da sviluppare nel corso di S@lute2017.

Una volta concluso il Forum, ripartiremo da questo Position Paper dando conto di tutti i contributi al dibattito che saranno forniti da relatori, discussant e pubblico in sala, con l’obiettivo di presentare queste risultanze a policy e decision maker del “Pianeta Sanità”.

Continua a leggere il documento cliccando qui.

Salute, benessere individuale e prosperità delle comunità sono messi in stretta relazione dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, dal Rapporto BES 2015 dell’ISTAT e dall’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile, approvata dall’ONU. La salute, risorsa preziosa e essenziale per lo sviluppo economico e sociale, è influenzata da caratteristiche personali immodificabili come genetica, età e sesso, ma anche dall’innovazione alimentata dai progressi della conoscenza scientifica, dallo sviluppo di nuove tecnologie, da nuovi comportamenti e stili di vita. Una ricerca di Deloitte con Euromedia Research del 2016 conferma che l’innovazione è percepita come un fattore di miglioramento del benessere. L’indagine citata rileva infatti che:

“…1 cittadino su 4 a livello europeo crede che la salute sia l’ambito dove l’innovazione può portare un contributo maggiore: per 1 cittadino su 3 l’innovazione aiuta a tenere più spesso sotto controllo la propria salute; abbiamo un buon livello di conoscenza dell’innovazione in ambito sanitario (3 cittadini su 4 conoscono i dispositivi wearables e 9 su 10 le app per il monitoraggio dello stile di vita)”.

Come sapete, per 28 anni nell’ambito di FORUM PA EXPO l’innovazione per la salute è stato argomento centrale, soprattutto per la trasformazione digitale del nostro Servizio Sanitario Nazionale. Mancava il luogo di aggregazione e di riflessione unico in cui tutta la filiera della salute, Istituzioni, mondo della ricerca, imprese, associazioni di cittadini/pazienti avesse l’occasione di ritrovarsi ogni anno per fare il punto sull’innovazione per la salute sotto il profilo più ampio della cura e del prendersi cura, della diffusione di piattaforme digitali abilitanti nuovi processi e servizi, degli strumenti di welfare per assicurare la tutela prevista dalla nostra Costituzione.

Per questo nel 2016 abbiamo creato S@lute – il Forum dell’innovazione per la salute, che lega i termini salute e innovazione già nel pay off della Convention e ne dibatterà la relazione dal lato del finanziamento, vista la situazione del bilancio pubblico, e dal lato della mutevole domanda di prestazioni, data la sfida della longevità e la diffusione del benessere. L’innovazione potrà riuscire a moderare e superare quelle disuguaglianze che demografia e crisi strutturale di lungo periodo hanno prodotto e che politiche di tagli lineari rischiano di rendere permanenti.

Si pensi invece al volano che per la nostra ripresa economica possano rappresentare le cosiddette silver e white economy, spinte da uno Stato Partner che crea le condizioni per lo sviluppo e chiede ai cittadini non solo responsabilità con l’out of pocket, oppure con il tempo dedicato all’assistenza della cronicità, ma afferma anche una responsabilità nell’assunzione di corretti stili di vita e nella prevenzione (è il caso dei vaccini) attraverso un’informazione sanitaria intermediata dall’esperienza e l’autorevolezza dei professionisti della sanità.

A S@lute 2017 ci confronteremo sul perché innovare e sullo stato di attuazione dei vari piani di innovazione. Quindi non soltanto “come?”, ma “perché?”, non soltanto “cosa?”, ma “quando?”. Non ennesime riforme di sistema, ma attuazione e attualizzazione dell’esistente; non norme, ma manuali, guide, regolamenti.

Tre le novità per questa edizione S@lute:

  1. La sede: in una logica di naturale alternanza con Milano dove si è svolta la scorsa edizione, S@lute quest’anno sarà a Roma il 20 e 21 settembre 2017 presso il Centro Congressi Roma Eventi (Piazza della Pilotta), mettendo a disposizione dei partecipanti sale dibattito, spazi networking, demo point.
  2. Il programma congressuale: non si limita all’innovazione digitale. Si amplia e si articola in tre aree di lavoro:
    – Ricerca e innovazione nella cura e nel prendersi cura in cui tratteremo di biotecnologie; terapie personalizzate, avanzate e malattie rare; vaccini; medicina di precisione e di genere; industria 4.0, smart factory e smat working; open innovation.
    – Digitalizzazione e infrastruttura telematica in cui tratteremo di governance della digitalizzazione; centralità del dato, big data, privacy, sicurezza, CDSS, Sharing Clinical Data; servizi online; i canali “Social”; IoT.
    – Welfare e sicurezza sociale in cui tratteremo delle protezioni rispetto a grandi rischi di vita: welfare aziendale; le tutele integrative, i fondi e le tutele assicurative per i professionisti.
  3. La “Vetrina di S@lute2017”: uno spazio che ospiterà una decina di innovazioni “disruptive” per far toccare con mano i frutti della ricerca di frontiera sulla salute, (quella di cui si legge solo sul giornale o che si vede solo in televisione).

Due le conferme per S@lute 2017:

  1. Il format: una convention di due giornate, che propone due diversi strumenti di dibattito, creati adottando una modalità di lavoro collaborativo insieme con tutti i soggetti della filiera per la salute:
    a. I Convegni: pongono al centro dei lavori, per ciascuna delle tre aree della Convention, il rapporto tra innovazione e salute nell’ottica di stilare un’agenda per i prossimi anni. Ciascuna delle prospettive sarà affrontata tenendo in conto le implicazioni cliniche, economiche e sociali, con la partecipazione attiva di tutte le componenti della filiera, con la piena consapevolezza che la trasformazione digitale di processi e soluzioni non è più rinviabile.
    b. I Seminari che mettono a disposizione di operatori e opinion leader vere e proprie cassette degli attrezzi per attuare l’innovazione. Strumenti di awareness e capacity building sui diversi aspetti dell’innovazione e che presentano novità di processo e/o di prodotto e esempi di successo da cui copiare.
  2. Il Premio “Innovazione S@lute”, che individua, segnala, valorizza e diffonde le migliori pratiche realizzate da soggetti pubblici e privati. L’anno scorso 19 le realtà premiate su oltre 100 candidature presentate.

A breve sul sito dedicato all’iniziativa i nostri position paper, il programma preliminare, i profili dei relatori e i contenuti da loro proposti. Seguiteci e contribuite con le vostre idee e suggerimenti: abbiamo scelto il metodo collaborativo per creare le nostre iniziative. Lo sapete già.

Quando si offre all’innovazione che nasce nei territori e dal basso l’occasione per venire alla luce è sorprendente constatare quanto è già stato fatto, quanto è già possibile, quante risposte ci sono già alle molte domande che assillano una sanità stretta tra bisogni crescenti e risorse limitate.
Lo conferma la seconda edizione del Premio “Innova S@lute” con cui abbiamo raccolto 112 soluzioni, il 21% da parte di startup e PMI innovative. Puglia, Lazio e Piemonte sono state le Regioni più attive.
Nell’e-book trovate la scheda dei progetti selezionati dalla giuria, mentre le soluzioni presentate le trovate sulla nostra area web “FORUM PA Challenge, le sfide per una PA che funziona”.
Un ringraziamento va a TEVA Italia, che ha deciso di associare il proprio nome a questo premio, consentendo di promuovere i progetti realizzati e di valorizzare il risultato del lavoro fatto.


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NB. In caso di estrazione e utilizzo di parti del testo si prega di citare la FONTE: “Premio InnovaSalute 2017”, 2018 Edizioni Forum PA

 

Per chi non può seguire S@lute, in corso presso il Centro Congressi Roma Eventi, rendiamo disponibile lo streaming dei principali appuntamenti congressuali.

Giovedì 21 settembre
Ore 11:45 – L’accountability dell’innovazione in Sanità
Ore 15:00 – Visioni di s@lute – Cerimonia di Premiazione “Premio InnovaS@lute2017”

 

Su twitter: hashtag #salute2017

Foto di Andrew_Writer rilasciata in cc https://flic.kr/p/6fZbVL